Riparte la domanda per gli incentivi all’efficienza energetica, dopo uno stop legato all’eccesso di richieste. Misure rivolte a privati, imprese e PA sostengono interventi su impianti e immobili, con contributi fino al 65% e fino al 100% per edifici pubblici.

Di Paolo Caliari


Riparte la domanda

Dopo lo stop di un mese, che aveva lasciato interdetti (e infuriati) migliaia di richiedenti, il Conto Termico 3.0 è ora di nuovo disponibile. È un incentivo interessante per chi opera nella filiera dell’edilizia, perché supporta interventi di piccole dimensioni che migliorano l’efficienza energetica degli edifici e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. C’è voluto quasi un anno perché il meccanismo fosse davvero disponibile, dato che il decreto ministeriale che lo ha introdotto è dell’agosto 2025. In ogni caso, l’occasione è ghiotta, come testimonia la stessa interruzione del servizio dovuta al grande numero di richieste pervenute al GSE, il Gestore dei servizi energetici incaricato di regolare l’accesso agli incentivi e a cui sottoporre le domande, che finora sono giunte copiose.

Nel giro di poche settimane, infatti, sul portale del GSE sono arrivate richieste per 1,3 miliardi, a fronte di 3.333 pratiche avviate e a un budget di 900 milioni. Domande che, tra l’altro, si erano concentrate su una misura: quella che offre ai Comuni con meno di 15 mila abitanti incentivi fino al 100% delle spese ammissibili per la riqualificazione energetica di edifici pubblici. L’85% delle domande pervenute riguardava questo tipo di interventi. Troppe per i soldi a disposizione. Dopo la sospensione momentanea è stata decisa una suddivisione del fondo a disposizione: 450 milioni di euro per la pubblica amministrazione, altrettanti per gli altri soggetti. Finiti quei soldi, lo Stato dovrà (o dovrebbe) rifinanziare il tesoretto del Conto Termico 3.0.

La nuova versione

Questa versione del Conto Termico è la terza: la prima, vale la pena ricordarlo, è stata introdotta nel 2013, mentre la seconda versione nel 2016. La nuova edizione è stata particolarmente attesa per diversi motivi. Il principale riguarda il ridimensionamento dei bonus fiscali, prorogati al 50% per la prima e al 36% per la seconda casa, ma solo per il 2026, senza distinzione per chi ristruttura o riqualifica energeticamente l’edificio o l’abitazione. Al contrario, il Conto Termico non fa differenza tra prima e seconda casa e neppure guarda al reddito del proprietario dell’immobile, mentre per i bonus casa rimane la soglia dei 75 mila euro di reddito che depotenzia le detrazioni fiscali.

I lavori previsti

Il Conto Termico è un contributo erogato sul conto corrente a fronte di interventi per il risparmio energetico. Per i privati, per esempio, i lavori possono riguardare la sostituzione di impianti obsoleti con pompe di calore, apparecchi ibridi e sistemi a biomasse, molto spesso anche l’installazione di solare termico. Oppure la sostituzione di scaldacqua elettrici e a gas con quelli a pompa di calore, e di sistemi esistenti con il teleriscaldamento o con unità di microcogenerazione alimentate da fonti rinnovabili.

Il Conto Termico 3.0, però, non incentiva direttamente il solo fotovoltaico a sé stante per i privati residenziali. L’incentivo è concesso, invece, solo a chi installa un impianto fotovoltaico assieme a una pompa di calore. È incentivato, insomma, l’abbinamento di un sistema solare per l’energia elettrica con una pompa di calore destinata a riscaldamento e raffrescamento. Per gli altri casi, ci sono altre agevolazioni, come il fotovoltaico termico per l’acqua calda sanitaria.

Domanda online al GSE dopo i lavori: procedura semplificata, con istruttorie più rapide e catalogo degli apparecchi ammessi.

Pubblica amministrazione

Un capitolo a parte riguarda la pubblica amministrazione, le Comunità energetiche rinnovabili e le imprese: in questo caso, oltre agli interventi disponibili, si aggiunge il miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili esistenti, come la realizzazione di cappotti termici, la sostituzione di infissi, l’installazione di schermature solari, la realizzazione di sistemi di illuminazione efficiente o di building automation, ma anche l’installazione di colonnine di ricarica di veicoli elettrici, oltre ai pannelli fotovoltaici con sistemi di accumulo.

Le erogazioni

La nuova versione prevede che entro i 15 mila euro (nella versione precedente il massimo era fissato a 5 mila euro) chi ne beneficia otterrà i soldi con un’erogazione in un’unica soluzione fino al 65% dell’importo. Il contributo sarà erogato nel giro di pochi mesi senza attese. Chi oltrepassa il livello di 15 mila euro avrà invece un contributo a rate, al massimo in cinque tranche.

C’è un’altra differenza rispetto agli incentivi fiscali per l’edilizia: per il Conto Termico non c’è uno livello di sconto prefissato, una percentuale decisa in partenza. In effetti qui le cose sono un po’ più complicate, perché il contributo si ricava applicando un’equazione relativa ad alcuni parametri, dalla potenza e dall’efficienza del prodotto che viene installato fino alla collocazione geografica dell’intervento. Non si tratta, quindi, di una detrazione fiscale, ma di un contributo in conto capitale che il GSE paga direttamente sul conto del beneficiario.

Le domande

Come accennato, chi ha diritto a ottenere il contributo deve inviare una domanda sulla piattaforma online del GSE. Può farlo direttamente il proprietario dell’impianto, oppure può demandare la pratica al proprio rivenditore o al progettista. In sostanza, si tratta delle stesse informazioni richieste dall’Enea per ottenere gli ecobonus. Anche in questo caso il vantaggio è quantificato in uno sconto massimo del 65% per i privati, ma fino al 100% per la pubblica amministrazione nei casi di maggiore efficienza. Questo è il tetto dell’incentivo, ma più spesso si tratterà di una percentuale minore: dipende dal tipo di intervento effettuato.

Non si tratta, in ogni caso, di riqualificazione degli edifici per migliorare la classe energetica, ma di interventi più circoscritti, come la sostituzione di una caldaia arrivata a fine vita con una soluzione che consuma meno energia e integra fonti rinnovabili. L’incentivo non copre solo l’acquisto della tecnologia, ma l’intera opera: rimozione del sistema esistente, installazione delle nuove apparecchiature, adeguamenti tecnici, progettazione e prestazioni professionali.

In sintesi

  • Chi può accedere. Privati, come persone fisiche, condomini, imprese e soggetti del Terzo Settore, associazioni, fondazioni e cooperative sociali. Pubbliche Amministrazioni (Comuni, scuole, ospedali). Per i comuni con meno di 15 mila abitanti gli incentivi possono coprire fino al 100% delle spese ammissibili in caso di interventi su edifici pubblici strategici.

  • Che cosa prevede. Sostituzione di impianti esistenti e installazione di pompe di calore ad alta efficienza (aria, acqua e geotermiche), sistemi ibridi e caldaie a biomassa a cinque stelle.

  • Esclusi. Niente incentivi per il solo fotovoltaico e lo storage residenziale.

  • Pacchetti integrati. Sono premiati gli interventi che combinano l’isolamento termico dell’involucro edilizio con quelli di nuovi impianti efficienti. È possibile includere anche l’installazione di impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo e colonnine di ricarica per veicoli elettrici, ma devono essere abbinati a un intervento principale (come l’installazione di una pompa di calore).

  • Non incentivati. Il Conto Termico 3.0 non prevede la sostituzione di generatori a gas con nuove caldaie a condensazione, non più incentivabili, a differenza del precedente Conto Termico 2.0.

  • L’erogazione. Gli incentivi variano per soggetto e importo. Per i privati è previsto un rimborso unico per importi fino a 15 mila euro. Il contributo è erogato in un’unica soluzione entro pochi mesi. Per importi superiori a 15 mila euro il contributo viene erogato in due o cinque rate annuali costanti, in base al tipo di intervento. Viene rimborsato il 65% della spesa. Per la Pubblica Amministrazione è prevista la possibilità di richiedere un acconto del 40% in fase di prenotazione, con il saldo erogato a fine lavori.

  • Come si ottiene. La domanda va presentata al GSE per via telematica, dopo che l’intervento è stato realizzato. Per facilitare la procedura, è meglio farsi seguire da un tecnico esperto per la raccolta della documentazione necessaria e la compilazione dell’istanza. È disponibile un catalogo degli apparecchi pre-qualificati sul sito del GSE per verificare quelli ammessi agli incentivi. Sul portale i tempi di istruttoria sono più rapidi e con meno documenti richiesti rispetto alle versioni precedenti.

  • Edifici ammessi. La nuova versione comprende anche edifici non residenziali privati come capannoni, uffici e centri commerciali.

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