Novacolor | Milano Showroom Fuori Salone 2026 | Davide Galli

In occasione della Milano Design Week 2026, il Flagship Store Novacolor di Milano si spoglia del superfluo per abbracciare una filosofia progettuale dove il vuoto diventa sostanza.

Il restyling, curato dall’architetto Michael Vincent Uy, è un manifesto architettonico intitolato The Light Between, dove la luce smette di essere un elemento aggiunto per diventare lo strumento che edifica lo spazio, rendendo visibile l’invisibile attraverso il dialogo con superfici vibranti e stratificate.

Il linguaggio silenzioso della materia

Il progetto si muove lungo la direttrice della sottrazione. Riducendo il linguaggio cromatico a un unico tono predominante, l’architetto ha trasformato lo showroom in un campo percettivo attivo dove il silenzio del colore lascia parlare la consistenza dei materiali.

Ogni superficie cessa di essere uno sfondo passivo per diventare un racconto tattile: la luce attraversa gli interstizi, si deposita sulle imperfezioni e rivela porosità che normalmente sfuggirebbero all’occhio distratto. In questa visione, la materia guida la luce, modellandola fino a trasformare ogni centimetro quadrato in una narrazione di profondità e ritmo.

Un ecosistema continuo tra superfici e volumi

L’intero spazio è stato concepito come un sistema materico continuo e immersivo. Le pareti, realizzate con Archi+ Tadelakt, offrono superfici uniformi dove la luce può scorrere senza ostacoli, mettendo in risalto micro-rilievi che diventano parte integrante dell’esperienza sensoriale.

Questa continuità prosegue senza sosta verso il pavimento, dove l’impiego di Wall2Floor Base Zero e Top Coat Waterproof crea un piano quasi sospeso, privo di giunture e ricco di sfumature profonde. A completare questa scatola architettonica intervengono i soffitti rivestiti con Zeus in effetto bouclé della collezione Tessuto Liquido, che stabiliscono un dialogo armonico con l’illuminazione, guidando lo sguardo del visitatore in un flusso percettivo coerente.

Il design come dispositivo di riflessione

Anche l’arredo si integra in questa grammatica della luce. Elementi chiave come il bar, l’isola centrale e i pensili del bagno sono stati rivestiti in Metallo_Fuso Bronzo e Ottone, trasformandosi in dispositivi che dialogano con l’ambiente circostante anziché isolarsi da esso.

Persino la seduta, reinterpretata attraverso la Medea Chair, partecipa a questo linguaggio, diventando un elemento funzionale che interagisce con le ombre e i riflessi delle superfici. All’ingresso, la Signature Collection 2026 introduce il visitatore al concept attraverso i pezzi Facet, Weave e Hive, tre icone di design che incarnano perfettamente l’idea di una materia che si fa architettura.

Una nuova visione dell’architettura sensoriale

Novacolor | Michael Vincent Uy

Secondo Michael Vincent Uy, l’obiettivo era rendere leggibile la stratificazione delle superfici trattando la luce come un vero e proprio dispositivo progettuale.

Un’idea condivisa da Anna Bertaccini, Brand Marketing Manager di Novacolor, che commenta: “Volevamo costruire uno spazio in cui la superficie non fosse decorazione, ma parte attiva dell’architettura e dell’esperienza”.

A farle eco è Roberta Vecci, International Marketing Director di San Marco Group, che conclude: “The Light Between esprime il nostro approccio al progetto: un equilibrio tra ricerca materica, innovazione e responsabilità”.

In questo spazio, non è la luce a rivelare la materia, ma la materia a rendere visibile la luce. Ed è proprio in questo equilibrio sottile che prende forma una nuova idea di architettura: più sensoriale, più consapevole, profondamente contemporanea.

 


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