Villa Zanelli, capolavoro Liberty del 1907, è stata restaurata dopo anni di degrado. Gli interventi conservativi hanno recuperato stucchi e decorazioni, tra cui la foglia d’argento, restituendo l’aspetto originale senza ricostruzioni invasive.

Di Paula Debbia (Architetto Ir, Arte Genova) e Daniela Pittaluga (Prof. Associato di Restauro Architettonico, Dipartimento di architettura e design, Università di Genova)


Villa Zanelli è annoverata tra i capolavori architettonici del Liberty in Italia. È stata oggetto di un accurato restauro, conclusosi di recente e sostenuto dall’Azienda Regionale Territoriale per la provincia di Genova e dalla Regione Liguria. Edificata nel 1907 su volontà di Nicolò Zanelli, capitano di lungo corso e di famiglia aristocratica, ora diventerà sede di una struttura ricettiva, dopo circa 25 anni di abbandono. Venduta nel 1930 al Consorzio per l’Assistenza Climatica e Balneare alla Fanciullezza del comune di e quindi utilizzata come colonia estiva per i bambini, l’elegante residenza, circondata da un lussureggiante giardino, durante la Seconda Guerra Mondiale fu utilizzata come campo ospedaliero.

Dal 1967 al 1998 è stata una struttura regionale specializzata nel trattamento dei malati cardiopatici, fino al crollo di una parte dell’edificio che ne ha costretto la chiusura per motivi di sicurezza e il conseguente abbandono. La villa viene realizzata tra il 1905 e il 1908 su progetto dell’ing. Pietro Fenoglio, che ne cura anche la direzione lavori mentre la progettazione e realizzazione degli elementi decorativi viene affidata allo scultore Carlo Musso, come appurato dagli architetti Erminia Airenti ed Enrica Bodrato nel loro contributo del 2021 in “Storia della costruzione: percorsi politecnici” (a cura di Edoardo Piccoli, Mauro Volpiano, Valentina Burgassi Construction History Group – Politecnico di Torino DAD).

Fenoglio è protagonista della stagione Liberty torinese, esponente della nuova arte, che trova il suo contesto culturale nella Torino sede dell’Esposizione di Arti Decorative del 1902, della quale proprio Fenoglio fu tra gli organizzatori. La villa è riccamente decorata e circondata da un giardino, anch’esso riqualificato e valorizzato durante i recenti lavori di restauro. La dimora è articolata da sporgenze e rientranze per far spazio ad ampi bacini e terrazzi, pinnacoli di impronta secessionista, corpi curvilinei, bovindi e torri. L’edificio è caratterizzato da una torre laterale, slanciata e possente e dalla presenza sulla facciata di eleganti maioliche, bianco azzurre (i colori tradizionali della ceramica savonese). Ci sono inoltre ricchi fregi, figure prospicienti di genere naturalistico, balconi, terrazzi e guglie a forma di conchiglia, distribuite conarmonia e che le donano un aspetto particolare.

La stanza B04

La stanza al piano terra della villa, denominata in fase di cantiere come Stanza B04, presenta decori parietali e stucchi a soffitto particolarmente curati sia nel disegno sia nella realizzazione. L’edificio, al momento dell’avvio dei lavori dell’ultimo restauro, versava in stato di degrado già da diversi anni, con infiltrazioni di acque meteoriche che avevano causato il distacco dei controsoffitti in canniccio decorati.

Situazione prima dei restauri

Le pareti e i soffitti erano ricoperti da strati di scialbi sovrapposti costituiti da pitture sintetiche. In particolare, le pareti erano rese umide dalle infiltrazioni di acqua, dovute ad anni di abbandono, che hanno causato il sollevamento diffuso di questi scialbi. Gli stucchi, ricoperti originariamente da foglia d’argento si presentavano in stati diversi di conservazione: in alcuni era presente lo stucco con la sua originaria argentatura anche se nella maggior parte dei casi erano completamente ricoperti da strati di pittura sintetica, in altre parti la finitura d’argento non era più visibile, perché caduta, ma era ancora ben comprensibile la lavorazione dello stucco, in altre ancora, era mancante anche lo stucco ed era visibile solo la sua impronta sulla parete.

Per quanto riguarda il soffitto erano crollate in alcune parti intere porzioni di controsoffitto, in altre, invece, risultava mancante solo lo strato di intonaco ma era possibile vedere ancora la struttura incannicciata a cui l’intonaco era stato applicato. La struttura del controsoffitto è stata realizzata con canne intrecciate che sono fissate ai sostegni lignei sagomati ad arco e inseriti tra le putrelle del solaio soprastante per cui il profilo superiore del controsoffitto segue quello del voltino di mattoni mentre la parte sottostante che costituisce di fatto il soffitto della stanza, è piana.

Il restauro conservativo

Le pareti e i soffitti, come è stato detto, erano ricoperti da strati di scialbi sovrapposti costituiti da pitture sintetiche che sono stati rimossi con solventi adeguatamente supportati. In particolare, nelle pareti, le infiltrazioni di acqua hanno causato il sollevamento diffuso di questi scialbi permettendo in buona parte di asportare le pitture sovrammesse con un intervento di tipo meccanico mediante spatola.

Nelle parti, invece, in cui gli strati di scialbo erano più adesi, si è provveduto ad effettuare alcuni test per vagliare la tecnica più opportuna di rimozione. Un primo test è stato effettuato con decapante soda (idrossido di sodio, soluzione acquosa al 10% di idrossido di sodio), applicato a impacco con tempi di posa di pochi minuti mentre un secondo test ha verificato la possibilità di utilizzo di un decapante a solvente (Acetone). La seconda soluzione è stata poi quella utilizzata per rimuovere gli strati più adesi.

Ricordiamo che la soda caustica risulta più efficace su scialbi grassi e pitture a calce, ma presenta il rischio di danneggiare l’intonaco a base di calce. L’acetone, invece, è indicato soprattutto per vernici sintetiche e resine, sebbene possa sciogliere finiture e pigmenti più sensibili. È molto importante che l’impacco sia controllato per evitare migrazioni di pigmenti, aloni e dissoluzione dei leganti originali.

Integrazione del controsoffitto in canniccio

Per quanto riguarda il controsoffitto, nelle parti meno compromesse l’integrazione si è limitata all’inserimento di malta per colmare la mancanza d’intonaco. Le lacune sono state ricostruite e rifinite con una rasatura a gesso in relazione ai materiali attualmente in opera. Laddove risultava mancante anche una parte di canniccio si è provveduto all’integrazione con materiali contemporanei ma compatibili con quelli storici e si è provveduto a creare le opportune ammorsature tra le diverse parti.

Risarcita e ritocco pittorico delle pareti

A seguito delle operazioni di descialbo e consolidamento, si è proceduto con le stuccature in pasta di gesso delle piccole lacune e abrasioni dello strato di finitura pigmentando leggermente la pasta del colore di fondo, in modo da ridurre le eventuali velature che si sarebbero dovute fare durante la fase di ritocco finale.

Il ritocco è stato effettuato a tempera e a base calce del Brenta, utilizzando il criterio del ritocco non mimetico e del sottotono. Nel caso di ampie lacune, gli elementi decorativi tridimensionali non sono stati ricostruiti ma è stata stesa una tinta di fondo mantenendo la continuità della geometria pittorica/decorativa. In questo modo si ha la percezione dell’andamento generale degli stucchi senza però andare e ricrearne l’aspetto volumetrico. È stato steso, in ultimo, un protettivo traspirante ove necessario a saturare e proteggere le campiture originarie.

Restauro negli elementi di stucco

I fini decori a stucco, che permangono in questa stanza, non presentavano efflorescenza salina fatta eccezione in alcuni punti che sono stati pretrattati con desalinizzatori a impacco. Gli strati di scialbo hanno protetto la parte pittorica, anche se buona parte di essi sono andati persi con il crollo pregresso di parte del soffitto.

È stato effettuato un preconsolidamento prima del descialbo che ha portato alla luce una fine decorazione e finitura a foglia d’argento. Si è poi provveduto a eseguire piccole stuccature delle lacune senza però ricostruire le parti mancanti. Sono stati anche eseguiti degli impernaggi per sostenere il controsoffitto e scongiurare eventuali ulteriori crolli, avendo cura di non posizionarsi su parti ancora decorate ma utilizzando le zone che presentavano lacune.

La foglia d'argento negli stucchi di villa Zanelli

Gli apparati decorativi di Villa Zanelli costituiscono uno degli esempi più raffinati del Liberty italiano dei primi del Novecento. Realizzata nel 1907 su progetto di Pietro Fenoglio e Gottardo Gussoni per il capitano Nicolò Zanelli, la villa presenta un ricco apparato ornamentale eseguito dalla ditta Musso e Papotti, con decorazioni curate dallo scultore Carlo Musso. Gli interni fondono suggestioni Rinascimentali, Luigi XV, Impero e Liberty in un linguaggio eclettico che Musso stesso definiva Moderno.

Nel corso dei restauri condotti tra il 2018 e il 2022 sono emerse numerose decorazioni in stucco impreziosite da foglia d’oro e foglia d’argento, soprattutto nei soffitti e nei fregi del piano nobile. L’argento veniva utilizzato per creare contrasti luminosi freddi in dialogo con il calore dell’oro, secondo una sensibilità tipica del Liberty piemontese legato alla scuola di Fenoglio. Nelle sale di rappresentanza prevalgono le dorature, con inserti argentati applicati su volute, foglie e cornici; nello scalone e nei saloni principali la foglia d’argento accentua i rilievi grazie a effetti di lumeggiatura, mentre in alcune stanze private domina un effetto più chiaro e perlaceo.

La tecnica impiegata prevedeva l’applicazione della foglia su stucchi di calce e gesso di Bologna mediante mordente. Le indagini di restauro hanno documentato l’uso di foglia d’argento 999/1000 protetta con gommalacca. Nei punti in cui la vernice protettiva si era deteriorata, l’argento si era progressivamente ossidato assumendo tonalità nero-grigiastre, fenomeno accentuato dalla vicinanza al mare e dall’umidità salmastra. Questo annerimento, inizialmente scambiato per semplice pittura scura, si è rivelato invece un importante indicatore dell’autenticità delle decorazioni originarie.

Prima del restauro gli apparati decorativi apparivano opachi e appiattiti: ossidi, polveri e ridipinture sintetiche novecentesche avevano nascosto la brillantezza originale della foglia metallica. Gli interventi di pulitura chimico-meccanica hanno consentito di riportare alla luce l’argento autentico, restituendo i contrasti originari tra oro e argento e rendendo nuovamente leggibili le micro-sovrapposizioni dei fogli applicati a mano. Dopo il restauro, le superfici argentate mostrano nuovamente riflessi freddi e luminosi, alternando effetti satinati e specchianti a seconda della brunitura originaria. Il caso di Villa Zanelli rappresenta un esempio significativo dell’uso decorativo della foglia d’argento nell’architettura Liberty italiana, evidenziando al tempo stesso le problematiche conservative di questo materiale, particolarmente sensibile ai processi di ossidazione ma capace, una volta restaurato, di restituire straordinari effetti di luce e profondità.

Riflessioni a margine

Il restauro di Villa Zanelli è un restauro di tipo conservativo cioè per scelta non si sono volute fare integrazioni che in qualche modo potessero creare problemi nella leggibilità dell’opera e dei suoi materiali storici. Anche nel restauro della stanza descritta in questo articolo, non sono stati integrati gli stucchi; ciò permette una piena consapevolezza dell’opera autentica e comunque non impedisce d’immaginare quale potesse essere il risultato che Fenoglio e gli scultori e decoratori avessero pensato per questi ambienti.

Lo stucco rivestito a foglia d'argento

La decorazione a foglia d’argento su stucco, meno diffusa rispetto a quella in foglia d’oro, rappresenta una tecnica decorativa di grande pregio impiegata dal Barocco al Neoclassico e ripresa anche nell’Art Déco per ottenere effetti di luce fredda e metallica. La foglia d’argento consiste in una sottilissima lamina di argento puro o in lega, dello spessore di 0,1–0,2 micron, applicata sulle superfici in rilievo di stucchi, cornici, statue e arredi.

La tecnica più comune di applicazione è quella a missione, utilizzata sia per l’oro sia per l’argento. Dopo la preparazione dello stucco (che deve risultare liscio, asciutto e uniforme) si stendono generalmente più mani sottili di materiale. Successivamente viene applicato il mordente o missione, preferibilmente a base acquosa o alcolica nel caso dell’argento, poiché i prodotti oleosi favoriscono un più rapido annerimento del metallo. Quando il mordente raggiunge il corretto grado di adesione, la foglia viene posata con pennelli morbidi o cotone, aderendo esclusivamente alle zone trattate. Dopo circa ventiquattro ore la superficie può essere brunita con pietra d’agata per ottenere un effetto lucido a specchio, quindi protetta con vernici antiossidanti o gommalacca per limitare l’ossidazione.

Tipologie, finiture e conservazione della foglia d’argento

Esistono diverse tipologie di foglia d’argento: la foglia libera, la foglia a decalco (più semplice da applicare) e quella in rotolo per superfici estese. In commercio si trovano differenti qualità di materiale: l’argento fino 999/1000, particolarmente utilizzato nel restauro ma soggetto a rapida ossidazione; l’argento 925, in lega con rame; e le imitazioni a base di alluminio o stagno, prive però delle caratteristiche estetiche e conservative del metallo autentico.

Dal punto di vista visivo, la foglia d’argento produce una luminosità fredda e riflettente, molto diversa dal calore cromatico dell’oro. Se brunita assume un aspetto specchiante, mentre lasciata opaca genera effetti satinati. Negli stucchi storici veniva spesso utilizzata in combinazione con la foglia d’oro per accentuare contrasti luminosi e profondità decorative.

Uno degli aspetti più delicati riguarda la conservazione: l’argento non protetto tende infatti a ossidarsi nel giro di pochi mesi, assumendo una tipica patina grigio-nerastra. Per questo motivo le superfici argentate erano frequentemente verniciate o trattate con lacche colorate capaci di simulare effetti di argento anticato.

Sapere artigiano e criticità esecutive

Tra i problemi più comuni segnalati dagli artigiani si riscontrano distacchi dovuti a supporti mal preparati, incompatibilità delle cere protettive, superfici troppo assorbenti o troppo lisce e fenomeni di sfogliamento dello stucco nel tempo. È importante distinguere la vera argentatura a foglia dagli stucchi veneziani o marmorini argentati, nei quali polveri metalliche vengono miscelate direttamente nell’impasto: questi ultimi producono un effetto perlaceo diffuso, meno brillante rispetto alla foglia applicata superficialmente.

Il riconoscimento della foglia d’argento autentica può avvenire anche a osservazione diretta. La foglia vera presenta riflessi metallici freddi e irregolari, con leggere sovrapposizioni visibili in luce radente; inoltre ossida in modo non uniforme formando annerimenti caratteristici. Le vernici effetto argento mostrano una superficie più omogenea e piatta, priva della profondità luminosa tipica del metallo reale.

Abbonati ora alla nostra rivista! Scegli tra la versione cartacea o digitale.


Articoli correlati