La presenza di umidità e muffe richiede una diagnosi corretta delle cause e la scelta di soluzioni mirate. Dal controllo dei ponti termici alla ventilazione, fino agli interventi sull’involucro, una guida pratica per decidere il ciclo di risanamento più efficace.
Di Matteo Cazzaniga
Creare le migliori condizioni di comfort abitativo è il primo e massimo obiettivo nella realizzazione di un edificio, partendo sin dalle fasi di progettazione. Il rispetto dei requisiti igienico-sanitari, infatti, è la base minima di partenza da dover rispettare per raggiungere tale scopo.
Comfort e salubrità
Un ambiente confortevole è prima di tutto un ambiente salubre, dove sussistono le adeguate condizioni microclimatiche necessarie per il corretto svolgimento delle attività umane di base: mangiare, dormire, lavorare.
Il manifestarsi di ristagni di umidità, efflorescenze e, in fase ancora più avanzata, muffe è indice di un evidente problema in termini di salubrità dell’ambiente abitato ma, ancor prima, è lo specchio di errori progettuali ed esecutivi che finiscono per pregiudicare il raggiungimento dei requisiti prestazionali richiesti. La presenza di muffe, infatti, è molto spesso la conseguenza di uno o più ponti termici nell’involucro dell’edificio: punti cioè dove si assiste a una trasmissione di calore tra interno ed esterno decisamente superiore alla media del resto dell’edificio.
Ponti termici e ventilazione naturale
Il concetto fondamentale è proprio quello di media: in edifici molto performanti in termini di coibentazione termica come quelli attuali, un decadimento localizzato delle prestazioni risulta molto più evidente che in passato.
A questo si aggiunge anche la scarsa ventilazione dei locali, un tratto tipico ormai delle nostre case più recenti: a fronte di un involucro dotato di altissime prestazioni sia nelle parti opache (murature) che in quelle trasparenti (finestre), i ricambi d’aria tra ambiente interno ed esterno si riducono al minimo, generando fenomeni di condensa superficiale sulle murature. Ponti termici e scarsa ventilazione naturale possono quindi essere a buona ragione considerate le due principali cause della formazione di muffe all’interno di edifici.
Soluzioni? Sì, ma radicali
Le soluzioni possono essere di vario tipo, dalle più economiche alle più invadenti (e quindi costose), con la piena consapevolezza che questo è un problema che, per essere risolto in maniera definitiva, necessita in linea di principio di interventi radicali. In caso contrario, si tratterà sempre di palliativi, in grado di tamponare provvisoriamente il disagio, senza però risolverlo.
Ventilazione Meccanica Controllata (VMC)
Quando la causa scatenante è riconducibile principalmente a una scarsa ventilazione dei locali abitati, l’intervento correttivo è, in particolar modo nell’ambito delle nuove costruzioni, rappresentato dall’installazione di un impianto di ventilazione meccanica controllata: un sistema di ricambi d’aria forzati programmati in maniera periodica durante la giornata, che regolano così il grado di umidità relativa all’interno degli spazi abitati. Esistono due tipologie principali sul mercato:
Puntuale: Si applica nel singolo locale in corrispondenza di un serramento esterno (finestra o portafinestra) e prevede una regolazione dello scambio d’aria interno/esterno in maniera manuale o programmabile. È un dispositivo applicato sulle murature perimetrali, ha un costo contenuto e un’efficacia limitata al locale in cui è installato. È consigliato per investimenti contenuti limitatamente ad alcuni spazi (es. camere da letto, cucina) anche in ristrutturazione.
Centralizzata: Prevede la presenza di un macchinario unico che gestisce, attraverso canalizzazioni a soffitto e bocchette, i ricambi d’aria in maniera coordinata per tutti i locali di un’unità abitativa. Ha un costo più elevato (spesso prevede controsoffitti e cassonetti in cartongesso per mascherare le tubazioni) ma un’efficacia maggiore. È consigliata per interventi radicali, particolarmente nelle nuove costruzioni.
Ponti termici e interventi sull'involucro
Quando la formazione di muffe è riconducibile principalmente alla presenza di uno o più ponti termici, l’intervento correttivo deve concentrarsi sull’involucro edilizio mediante l’applicazione di strati isolanti in grado di mitigare o eliminare l’errore esecutivo/progettuale alla fonte.
È tipico riscontrare, ad esempio negli edifici della seconda metà del Novecento, un involucro a doppia muratura con intercapedine, che genera criticità in corrispondenza degli elementi strutturali (pilastri, frontalini solai) completamente scoperti da coibentazione. Problematiche analoghe si riscontrano nei punti di contatto tra parti opache e trasparenti o nella mancata coibentazione dei cassonetti delle tapparelle, situazioni che impongono interventi localizzati di efficientamento termico.
Umidità di risalita
Problematiche ancor più gravi si hanno quando la presenza di muffe è il frutto di fenomeni di umidità di risalita nelle murature, casistica tipica dei piani terra o seminterrati dovuta all’assenza di impermeabilizzazione esterna o di un’adeguata intercapedine aerata. Le soluzioni adottabili per i muri privi di protezione all’acqua comprendono:
Scavo in trincea: Realizzato sul lato esterno fino al piede della fondazione per applicare un nuovo strato impermeabilizzante continuo (guaina bituminosa o in PVC). È la soluzione più radicale, efficace, ma anche più invasiva e costosa.
Intonaco macroporoso: Applicazione di un ciclo di intonaco deumidificante, previo scrostamento del esistente fino al vivo della muratura, consentendo alla parete di “respirare”.
Sistemi di contrasto: Utilizzo di impianti a polarizzazione inversa o barriere chimiche (iniezioni di materiale fluido).
Controparete interna: Realizzazione di una controparete in muratura o fibrocemento con intercapedine libera; “nasconde” il problema temporaneamente consentendo di contenere i costi.
Quando invece il solaio di pavimento si trova a diretto contatto con il terreno sottostante, l’unico intervento possibile è la realizzazione di un vespaio aerato, eseguito con casseri modulari prefabbricati a perdere, che consente un adeguato ricircolo d’aria sottopavimento e un drastico abbattimento dell’umidità.
Conclusioni
In definitiva, la presenza di muffe negli spazi abitati è un problema diffuso e le cause possono essere svariate, così come i rimedi (dagli spray antimuffa agli interventi invasivi come vespai aerati o coibentazioni perimetrali). È bene non sottovalutare il problema, che influisce direttamente sulla salubrità dell’ambiente interno e può avere effetti spiacevoli sulla salute di chi lo abita.
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