La qualità dell’aria indoor è un fattore chiave per salute e benessere, influenzata da materiali, impianti e uso degli spazi. Un approccio progettuale integrato, sostenibile e monitorato consente ambienti più salubri, inclusivi e resilienti.
Di Paola Allegri
La qualità dell’aria indoor (Indoor Air Quality, IAQ) rappresenta oggi uno dei principali determinanti della salute pubblica, con implicazioni dirette sulla progettazione edilizia e sulle politiche di sostenibilità. Per lungo tempo marginale nel dibattito tecnico rispetto a tematiche più consolidate come l’inquinamento atmosferico outdoor e l’efficienza energetica, essa ha acquisito crescente rilevanza in ragione di un dato strutturale: la popolazione trascorre la quasi totalità del proprio tempo in ambienti confinati.
Ne consegue che l’esposizione agli inquinanti avviene prevalentemente in ambienti chiusi, rendendo la qualità dell’aria interna un fattore critico per la salute. A livello globale, l’inquinamento indoor è responsabile ogni anno di milioni di morti premature ed è collegato a malattie respiratorie, cardiovascolari e oncologiche, con un impatto rilevante sul carico di malattia. In Europa si stimano 40.000 decessi prematuri, oltre un milione di casi di asma e costi sanitari ed economici pari a 160 miliardi di euro, con l’Italia tra i Paesi più colpiti. Questi effetti potrebbero essere sottostimati, poiché non includono altri inquinanti come monossido di carbonio, formaldeide e PM₂.₅.
Il cambiamento climatico rappresenta un ulteriore fattore aggravante per la qualità dell’ambiente indoor, incidendo in maniera diretta e indiretta sulle condizioni interne e fungendo da moltiplicatore di rischio:
L’aumento di temperatura e umidità favorisce la crescita microbica e altera gli equilibri termo-igrometrici degli edifici.
Il maggiore ricorso ai sistemi di climatizzazione può comportare il ricircolo di aria stagnante e un incremento dei consumi energetici.
Lo stress termico sui materiali accresce il rilascio di composti organici volatili (COV).
Gli eventi climatici estremi amplificano il rischio di infiltrazioni, degrado strutturale e contaminazioni.
In questo contesto, l’edificio va ripensato come un sistema dinamico e adattivo, capace di garantire salubrità e resilienza attraverso un approccio progettuale integrato.
Paola Allegri, ingegnere civile e docente MIUR, vanta oltre quarant’anni di esperienza nell’edilizia e vent’anni di attività dedicata alla salubrità indoor e alla sostenibilità del costruito. Fondatrice del progetto “Esperti Edificio Salubre” – riconosciuto dalla Presidenza della Repubblica e sviluppato con università ed enti di ricerca – ha ricoperto incarichi istituzionali di rilievo, tra cui consulente tecnico per la sicurezza del Senato. Ha istituito una scuola di alta formazione, in collaborazione con il Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati, focalizzata su salubrità, qualità indoor e gas radon. Opera nel recupero edilizio sostenibile e nel risanamento da patologie e inquinamento indoor, considerando l’edificio come determinante ambientale di salute.
Fattori inquinamento indoor
Gli ambienti confinati presentano una compresenza di diverse fonti di inquinamento, sia interne sia esterne. Negli edifici ad alta efficienza energetica, la limitata ventilazione naturale può favorire l’accumulo di contaminanti. Tra i principali inquinanti si annoverano:
Composti Organici Volatili (COV): rilasciati da materiali da costruzione, arredi e prodotti per la pulizia.
Particolato fine: PM₂.₅ e PM₁₀.
Anidride carbonica (CO₂): indicatore dei livelli di ventilazione e di affollamento.
Agenti biologici: come muffe, batteri e virus.
Gas radon: di origine naturale e classificato come cancerogeno certo.
La valutazione della qualità dell’aria interna richiede un approccio multidimensionale, fondato su evidenze scientifiche, che integri parametri chimici, fisici e biologici avvalendosi di sistemi di monitoraggio continui e affidabili. L’edificio va oggi interpretato come un sistema aperto in continua interazione con l’esterno, dove la qualità ambientale interna (Indoor Environmental Quality, IEQ) assume una dimensione sistemica che comprende comfort termico, qualità dell’aria, illuminazione e acustica.
Ambienti inclusivi e percezione sensoriale
Un tema emergente riguarda l’interazione tra ambiente costruito e percezione sensoriale, in particolare per le persone con disturbo dello spettro autistico. Studi recenti evidenziano come fattori quali rumore, affollamento e illuminazione possano determinare livelli di stress significativamente più elevati rispetto alla popolazione neurotipica.
Le attuali linee guida risultano tuttavia ancora limitate, non pienamente supportate da evidenze sistematiche e prive di protocolli univoci e validati per la progettazione inclusiva. Emerge quindi la necessità di sviluppare criteri progettuali capaci di rispondere a differenti modalità percettive, migliorando accessibilità, autonomia e qualità della vita.
Edilizia scolastica
Le scuole rappresentano un ambito prioritario di intervento, in quanto luoghi deputati ai processi di apprendimento e alla crescita cognitiva. Tuttavia, il patrimonio edilizio scolastico italiano è in larga parte obsoleto e non adeguato agli standard attuali, con diffuse condizioni di discomfort (ventilazione insufficiente, disomogeneità termiche, illuminazione inadeguata e livelli di rumore elevati).
Gli interventi di riqualificazione dovrebbero integrare efficientamento energetico e miglioramento della qualità ambientale interna. L’adozione di sistemi impiantistici avanzati (HVAC), insieme a diagnosi energetiche e monitoraggi ambientali, consente di garantire condizioni microclimatiche più stabili e ambienti di apprendimento più salubri. La qualità dell’aria indoor incide infatti non solo sulla salute, ma anche sulle prestazioni cognitive (attenzione, memoria di lavoro e capacità decisionale) e sui comportamenti soci
Evoluzione normativa e approccio integrato
Il quadro normativo è in progressiva evoluzione verso un modello integrato che supera la tradizionale separazione tra efficienza energetica e qualità ambientale interna. In questo contesto, l’introduzione della UNI 11976:2025 rappresenta un passaggio rilevante, fornendo criteri oggettivi per la misurazione e il monitoraggio della qualità dell’aria indoor attraverso metodologie standardizzate:
Monitoraggi prolungati in diverse condizioni stagionali.
Posizionamento controllato dei sensori.
Misure comparative tra ambienti indoor e outdoor.
Utilizzo della CO₂ come indicatore dei livelli di ventilazione.
Parallelamente, il legislatore promuove interventi edilizi che integrano riqualificazione energetica, qualità dell’ambiente interno e controllo dei rischi legati alla radioattività naturale (radon).
La salubrità degli ambienti indoor emerge come una delle principali sfide della progettazione contemporanea. L’obiettivo non è più limitato al conseguimento di prestazioni energetiche, ma si estende alla creazione di ambienti salubri, sicuri, inclusivi e resilienti, richiedendo competenze integrate e una visione sistemica lungo l’intero ciclo di vita dell’edificio.
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