Bruno Ferioli è certificato come pittore edile e posatore di cappotto e ha associato la sua impresa ad Anvides, di cui è vicepresidente nazionale. I segni particolari del titolare lo sono anche quelli dell’impresa, che sul mercato opera con competenza e rigore.

Ascoltando il racconto dell’impresa di famiglia dalla voce di Bruno Ferioli, si coglie subito un valore comportamentale della famiglia che ha segnato la gestione dell’azienda lungo le tre generazioni. Ed è sempre stato l’anelito alla sperimentazione delle nuove tecnologie che il mercato dell’edilizia metteva a disposizione, realizzato attraverso la formazione continua in collaborazione con i produttori di materiali, sistemi costruttivi e tecnologie applicative. Per esempio, per quanto concerne il cartongesso, quando negli anni ’90 le aziende dei sistemi a secco stavano creando i loro mercati e avevano bisogno di formare i posatori e specializzarli, la Ferioli ha immediatamente risposto all’appello. Dopo la formazione e tanta esperienza sul campo è diventata veramente brava in questo settore. «In Edilizia – ci dice Bruno -, come saprà, ci sono corsi obbligatori sia per i dipendenti sia per l’imprenditore, per lo più finalizzati alla sicurezza sul lavoro. Per quanto concerne le abilità artigianali abbiamo scelto di formare con assiduità le nostre maestranze, una scelta assolutamente premiata dal mercato».

Bruno, chi è il cliente della Ferioli oggi?

È di varie tipologie. Ci sono aziende con le quali abbiamo contratti di manutenzione per i lavori di finitura, come tinteggiatura di uffici, di reparti produttivi, trattamenti ignifughi, intumescenti per strutture in ferro e calcestruzzo. Lavoriamo anche per le imprese di costruzione con opere di finitura e accessorie. Poi abbiamo i clienti privati per i quali facciamo sia lavori di ristrutturazione sia di sola finitura, decorativi e sistemi a secco.

Inoltre, partecipiamo a bandi di opere pubbliche. Negli anni come è cambiato il mondo del colore nella vostra esperienza?

Ho iniziato a lavorare nel 1991 dopo il diploma di geometra e il lavoro era equamente diviso fra opere di tinteggiatura e verniciatura. Con il passare degli anni la verniciatura di serramenti e ferro è andata scemando, a favore di elementi finiti in fabbrica. Poi sono arrivati sul mercato i sistemi a cappotto oppure in facciata si applicavano gli intonachini a spessore. Le finiture esterne in facciata sono per noi un vanto grazie a un’ottima capacità applicativa di tinte a base di silicato di potassio puro, soprattutto per gli edifici di pregio e per il restauro di opere storiche e monumentali. Per gli interni abbiamo applicato lo stucco veneziano, il grassello di calce, gli spatolati e i vari effetti decorativi, con grande soddisfazione delle committenze. Oggi anche il decorativo è diventato un settore di nicchia, richiesto solo da committenti privati. I progettisti preferiscono superfici lisce e piane con vari colori, quasi tutti nella scala dei grigi, tortora, bianchi sporchi. Ultimamente sembra tornata la richiesta della tappezzeria ma ci sono davvero pochi applicatori che sanno farla.

L’impresa Ferioli come convince il committente ad affidargli il lavoro?

Questa domanda mi piace. Noi cerchiamo di proporre un lavoro di qualità e puntiamo sulla nostra affidabilità. Il prezzo che chiediamo è proporzionato a questi due elementi essenziali. E i nostri clienti sono allineati alle nostre proposte, hanno infatti bisogno di risposte veloci e realizzazioni a regola d’arte. Noi riusciamo sempre a farvi fronte, anche ricorrendo a collaborazioni esterne alle quali subappaltiamo porzioni di lavoro, che restano sempre sotto la nostra supervisione. Se, per esempio, ci sono lavorazioni in cartongesso abbastanza complesse, le subappaltiamo. Mi occupo invece direttamente della contrattazione, dei sopralluoghi, delle misurazioni, dei preventivi e dell’illustrazione di questi alle committenze.

Come imposti un preventivo?

Quando non c’è un capitolato precostituito applichiamo un nostro format che esplicita al dettaglio tutte le voci, in modo che il cliente abbia chiara cognizione delle opere che faremo e quanto costa ogni singola lavorazione. Non ci è mai capitato di fare un preventivo a corpo, anzi, i nostri preventivi sono sempre il triplo delle voci dei concorrenti e in calce alleghiamo sempre le schede tecniche dei materiali che proponiamo. Questo viene molto apprezzato. Cerchiamo di operare nella massima trasparenza. Noi, in ogni caso, siamo molto competitivi, anche per il parco macchine e attrezzature di cui l’azienda è dotata. Per esempio, abbiamo il ponteggio in alluminio di proprietà, specifico per l’edilizia leggera, e riusciamo a dare un servizio chiavi in mano che comprende tutte le lavorazioni necessarie.

Qual è il parco macchine e attrezzature dell’impresa Ferioli?

Abbiamo tre autocarri e un’auto aziendale. Nel nostro magazzino, di 540 mq di superficie coperta e 200 mq di superficie esterna, stocchiamo i materiali, un muletto, i compressori, le idropulitrici, le levigatrici, i tassellatori, le intonacatrici, le attrezzature per lavorare e posare il cappotto e il cartongesso e tutta l’attrezzatura minuta per le finiture. Con i lavori del superbonus abbiamo incrementato gli elementi del nostro ponteggio in alluminio, con il quale facciamo tanti lavori di restauro. In questi mesi, per esempio, siamo occupati su un edificio della parrocchia di Gallarate vincolato dalla Soprintendenza.

Quali sono state le tecnologie che, nel tempo, vi hanno fatto fare la differenza?

Per quanto concerne il cartongesso siamo riusciti a fare lavori curvilinei dove altri avevano rinunciato. Per quanto concerne il colore, circa vent’anni fa, abbiamo cominciato ad applicare il silicato di potassio puro, prodotto dalla tedesca Keim. È un prodotto difficile da applicare ma viene accettato dalle Soprintendenze nei lavori sull’edilizia storica. Noi, però, lo proponiamo anche su edifici contemporanei, soprattutto quando ricorriamo a tinte forti (rossi, azzurri, blu) che usando altri materiali dopo qualche anno tendono a perdere la loro brillantezza.

Come comunicate la vostra presenza al mercato?

Lavoriamo molto con il passa parola, siamo presenti sulle piattaforme dei lavori pubblici, abbiamo l’attestazione Soa OG1 Edifici civili e industriali e OS7 Finiture di opere generali di natura edile e tecnica.

Lei è vicepresidente di Anvides, che ruolo svolge l’appartenenza all’associazione nella crescita aziendale?

È un luogo di scambio di competenze ed è un arricchimento che non ha prezzo.

Veniamo alla coscienza ambientale e alla gestione dei rifiuti speciali. Come vi comportate?

Una delle cose a cui credo fermamente è che tutti i cicli produttivi devono essere realizzati tenendo conto dell’impatto ambientale che si produce. Mi sono studiato il decreto 152/2003 che disciplina la gestione dei rifiuti speciali e lo applico alla regola. In magazzino abbiamo due cassoni, uno per le macerie edili e uno per gli imballaggi misti. Poi raccogliamo in modo separato i metalli e li avviamo al riciclo così come facciamo per le guaine, la lana di roccia, il cartongesso, il polistirolo. Una parte non trascurabile del nostro bilancio è destinato allo smaltimento dei rifiuti a regola d’arte. Per le pitture è più complicato perché occorre provvedere alle analisi chimiche dei rifiuti per ottenere il codice europeo del rifiuto dai laboratori specializzati. Il 95% delle aziende questo non lo fa. A loro ricordo che Anvides ha stilato un vademecum su come smaltire i rifiuti in modo corretto senza incappare in sanzioni. Anche a monte, cerchiamo di prediligere prodotti a base acqua, anche se alcune finiture vanno fatte ancora oggi con prodotti a solvente per dare le prestazioni richieste.


BRUNO FERIOLI
IMPRENDITORE EDILE
Pittore edile, titolare dell’azienda fondata dal nonno nel 1965, Bruno Ferioli ha continuato a sviluppare la Ferioli sas dopo il nonno e il papà. L’azienda ha sede a Cairate, in provincia di Varese e nel 2024 ha festeggiato il sessantesimo della fondazione. La Ferioli è fondamentalmente un’impresa di imbianchini ma negli ultimi 10 anni ha incrementato l’offerta con la realizzazione di opere murarie e piccole ristrutturazioni (appartamenti, mansarde, negozi). Il territorio coperto è prevalentemente il Varesotto, l’Alto Milanese e Verbania ma, attraverso buone referenze, si è spinta anche all’estero, su richiesta di committenti italiani. A Lugano si è occupata delle finiture dei negozi di Gucci e della stessa casa di Maurizio Gucci; ha lavorato nel settore del retail anche a Cannes e a Parigi, ancora appartamenti a Londra e recentemente a Bruxelles. Oggi è una vera e propria impresa di finiture e ristrutturazione leggera. Posa sistemi a secco, anche complessi (pareti, contropareti, soffitti curvilinei, all’esterno, facciate ventilate in fibra di cemento, sagome di design). Conta 10 dipendenti, tra pittori edili e muratori (un tirocinante, un apprendista, operai di primo, secondo e terzo livello, oltre all’amministrazione). Il fatturato si aggira intorno al milione 200mila euro all’anno per circa 120 cantieri seguiti. Bruno è certificato come pittore edile e posatore di cappotto e ha associato la sua impresa dal 2017 ad Anvides, di cui è vicepresidente nazionale.


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