Efficienza energetica ed edifici sempre più ermetici impongono nuove strategie per la qualità dell’aria indoor. Il radon diventa un rischio centrale: membrane, posa corretta e norme aggiornate sono oggi elementi chiave della progettazione anti-radon.
Di Paola Allegri

Negli ultimi anni l’edilizia ha vissuto una trasformazione profonda, guidata dall’urgenza dell’efficientamento energetico. L’evoluzione dei serramenti, l’aumento delle prestazioni degli isolanti e la crescente ermeticità degli involucri hanno permesso di ridurre drasticamente le dispersioni termiche, migliorando il comfort e abbattendo i consumi. Tuttavia, questa corsa verso l’efficienza ha reso gli edifici più sensibili all’accumulo di contaminanti interni, aprendo un nuovo fronte progettuale: la qualità dell’aria indoor.
In ambienti sempre più sigillati, il microclima interno diventa un sistema delicato, influenzato da umidità, ventilazione, emissioni dei materiali e presenza di agenti biologici. L’umidità relativa, ad esempio, deve mantenersi tra il 40% e il 60% per evitare secchezza delle mucose, proliferazione microbica o formazione di muffe. I Voc rilasciati da vernici, sigillanti e materiali da costruzione tendono ad accumularsi in assenza di adeguato ricambio d’aria. A questo scenario già complesso si aggiunge un contaminante invisibile e insidioso: il Radon.
IL RADON: CARATTERISTICHE, RISCHI E LIMITI NORMATIVI
Il radon-222 è un gas radioattivo naturale, prodotto dal decadimento dell’uranio presente nel suolo e in alcune rocce. La sua emivita di 3,82 giorni gli consente di migrare attraverso pori, fessure e discontinuità, fino a raggiungere gli ambienti interni. Una volta inalato, i suoi prodotti di decadimento possono depositarsi nei polmoni e, attraverso l’emissione di particelle alfa, danneggiare i tessuti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo riconosce come la seconda causa di tumore ai polmoni dopo il fumo.
La normativa italiana, recependo la Direttiva Euratom 2013/59, stabilisce limiti di riferimento pari a 300 Bq/m³ negli edifici esistenti e 200 Bq/m³ nelle nuove costruzioni, imponendo misure preventive e correttive sempre più rigorose.
In questo contesto, la progettazione anti-Radon assume un ruolo strategico. Le principali linee guida internazionali (dall’Organizzazione Mondiale della Sanità all’Epa statunitense, fino agli standard Aarst/Ansi) convergono su un punto essenziale: la mitigazione più efficace del radon si ottiene combinando sistemi attivi e sistemi passivi. La depressurizzazione del sottosuolo, la ventilazione del vespaio e le sigillature specialistiche costituiscono la base del controllo attivo, ma raggiungono la loro massima efficacia solo quando vengono integrate con membrane anti-radon di qualità, capaci di creare una barriera continua e durabile contro l’ingresso del gas. È proprio su queste ultime che si concentra oggi la ricerca più avanzata, perché rappresentano una importante barriera fisica contro l’ingresso del gas. Il metodo di mitigazione più efficace nelle nuove costruzioni è l’installazione di una membrana anti-Radon continua ed ermetica sotto le fondazioni. Per garantire prestazioni costanti nel tempo, tali membrane devono essere realizzate con materiali ad alta durabilità e resistenza all’invecchiamento.
MEMBRANE ANTI-RADON: TIPOLOGIE, POSA E REQUISITI NORMATIVI
Le membrane anti-Radon non sono semplici teli impermeabili: sono elementi tecnici ad alta specializzazione, progettati per garantire continuità, tenuta ai gas e durabilità nel tempo. La loro efficacia dipende da parametri fisici come il coefficiente di diffusione del radon, che varia in funzione della composizione chimica, della densità, della struttura molecolare e del processo produttivo.
Questo coefficiente descrive la capacità del gas di attraversare un materiale ed è quindi un parametro fondamentale per valutarne l’efficacia come barriera anti-radon. Varia, inoltre, in funzione di composizione chimica, processo produttivo, densità del materiale e condizioni di concentrazione del gas, motivo per cui anche materiali simili possono presentare valori differenti.


I materiali utilizzati come isolamento in case e edifici hanno coefficienti di diffusione del radon tra 10-8 e 10-15 m²/s, e i materiali più frequentemente utilizzati includono membrane bituminose, membrane polimeriche e alcuni rivestimenti. I valori più bassi corrispondono alle membrane bituminose con film di alluminio e membrane di etilene vinile acetato (Eva), mentre i valori più alti sono per membrane di bentonite di sodio, membrane di gomma e rivestimenti polimerici in cemento. I materiali impermeabili comunemente utilizzati per la protezione degli edifici, ad esempio polietilene (Pe), polipropilene (Pp), cloruro di polivinile (Pvc) e membrane bituminose, hanno un coefficiente di diffusione del radon nell’intervallo di 10-11 e 10-13 m²/s. È fondamentale attenersi scrupolosamente alle istruzioni di posa del produttore, soprattutto per quanto riguarda la corretta sovrapposizione tra gli strati, elemento decisivo per garantire la continuità e l’ermeticità della barriera.
MEMBRANE TRADIZIONALI E LIQUIDE: DIFFERENZE, VANTAGGI E CRITICITÀ
La scelta della membrana, tuttavia, non può prescindere dalla distinzione tra membrane tradizionali e membrane liquide, due famiglie tecnologiche profondamente diverse. Le membrane tradizionali (bituminose, Hdpe, Fpo, multistrato) offrono prestazioni prevedibili, elevata resistenza meccanica e una lunga durabilità. Sono ideali per platee, solai controterra e pareti interrate, dove la continuità del telo può essere garantita con sovrapposizioni sigillate e accessori dedicati. La loro debolezza risiede nella sensibilità alle perforazioni: un singolo chiodo, una pietra appuntita o un errore durante la posa dell’armatura possono compromettere l’intero sistema.
Le membrane liquide, invece, rappresentano una soluzione moderna e altamente adattabile. Applicate a rullo, spatola o spruzzo, creano una barriera continua priva di giunti, capace di seguire perfettamente geometrie complesse, spigoli, cambi di quota e superfici irregolari. Sono particolarmente efficaci nelle ristrutturazioni e nei dettagli costruttivi difficili da trattare con i teli tradizionali. Tuttavia, richiedono un controllo rigoroso dello spessore applicato, condizioni ambientali favorevoli e personale altamente qualificato. Non tutti i prodotti liquidi sono certificati anti-Radon: la verifica documentale è indispensabile.
Indipendentemente dalla tipologia scelta, la posa in opera rappresenta il vero discrimine tra successo e fallimento. Una membrana eccellente, posata male, diventa inefficace; una membrana mediocre, posata bene, non garantisce comunque prestazioni adeguate. La sovrapposizione delle membrane antiradon deve essere ampia (in genere tra 15 e 20 cm) perché rappresenta uno degli elementi più determinanti per garantire l’ermeticità del sistema. La continuità della barriera dipende dalla qualità della sigillatura: i giunti devono essere trattati con mastici specifici, nastri adesivi certificati o saldatura a caldo, scelti in funzione del tipo di membrana impiegata.

POSA IN OPERA: CONTINUITÀ, SIGILLATURE E REQUISITI NORMATIVI
La posa richiede superfici regolari, sigillature impeccabili e una protezione meccanica adeguata durante il getto del calcestruzzo. La continuità della membrana va assicurata anche lungo le pareti perimetrali, dove deve risvoltare e unirsi alle superfici verticali. Particolare attenzione richiedono i passaggi impiantistici e i giunti platea-muro, che devono essere trattati con guarnizioni o nastri specifici per evitare qualsiasi possibile via di ingresso del gas. Qualsiasi discontinuità, anche minima, può trasformarsi in un potenziale percorso di ingresso del radon.

riduzione della pressione dei gas dal sottosuolo, contribuendo all’efficacia delle strategie anti-Radon, quando integrata con membrane e sigillature specifiche.
La normativa italiana più recente — dal d.lgs. 101/2020 ai Criteri Ambientali Minimi 24 novembre 2025, applicabili dal 2 Febbraio 2026, fino al Piano nazionale d’azione per il radon 2023-2032 — conferma questa direzione: la prevenzione è obbligatoria nelle nuove costruzioni e deve essere documentata nella Relazione Cam, con indicazione delle membrane utilizzate, dei sistemi di ventilazione e delle predisposizioni impiantistiche. Nei progetti Bim (Building Information Modeling), tali informazioni devono essere integrate nel modello, a garanzia della tracciabilità e della manutenzione futura.
La progettazione anti-Radon, dunque, non è più un’opzione ma un requisito tecnico, normativo e culturale. Le membrane — tradizionali o liquide — rappresentano il cuore di questa strategia, ma la loro efficacia dipende dalla qualità del materiale, dalla competenza del progettista e dalla precisione della posa. Solo così è possibile costruire edifici realmente sicuri, resilienti e in linea con gli standard europei. Perché un edificio moderno non è solo quello che consuma meno energia: è quello che protegge la salute di chi lo abita.

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