Cromodesigner è molto più di una semplice impresa di pittura: è la visione evoluta di un pittore edile che ha trasformato la tradizione artigiana in un progetto moderno e organizzato. In questa intervista conosceremo da vicino Giovanni Napolitano, fondatore dell’azienda di verniciatura e figura di riferimento nel settore, per scoprire il percorso che lo ha portato a coniugare passione, competenza e innovazione. Dall’imbiancatura pareti e dalla tinteggiatura di immobili fino alla verniciatura di capannoni industriali, passando per tecniche avanzate come l’applicazione a spruzzo e le nanotecnologie, Cromodesigner si distingue come una realtà solida e strutturata. Un punto di riferimento per chi cerca un’impresa di tinteggiatura capace di unire esperienza artigiana e approccio tecnico evoluto, con un’attenzione costante al cliente.
Non solo colore: la visione imprenditoriale che ha trasformato il mestiere del pittore edile in un’azienda di verniciatura strutturata.
La passione di Giovanni per il colore nasce quando era ancora adolescente e lavorava nell’impresa di imbiancatura di papà Angelo. Oggi questa passione si chiama Cromodesigner ed è la sua impresa di decorazione e verniciatura. Un cruccio e un’ambizione: condividere la conoscenza, applicativa e organizzativa, per arrivare al pittore edile a norma Uni.
Giovanni Napolitano oggi ha 52 anni e fa il pittore edile da quando ne aveva 14. Termina le scuole medie ed entra a far parte dell’impresa di pittura famigliare: quattro fratelli maschi, il papà e quattro zii, tutti imbianchini.
Quella di Giovanni, all’inizio, è una scelta di condivisione con la famiglia, che risiede in quel di Varedo, a nord di Milano (oggi provincia di Monza e Brianza). Il centro dell’attività lavorativa è sempre stata la città di Milano. Papà Angelo smette di lavorare alla fine degli anni ’90 e l’attività prosegue con la seconda generazione che, successivamente, con la fuoriuscita dei fratelli, diventerà l’azienda di Giovanni. Il cuore del lavoro è sempre stato rappresentato dalle tinteggiature interne eseguite a regola d’arte. Del resto, Milano è una piazza prestigiosa, con una committenza esigente e numerose occasioni per crescere, imparare e perfezionarsi ogni giorno.
Giovanni, fin dalla giovane età, mostra di avere una marcia in più: la curiosità per lo sviluppo tecnologico che, negli anni, diventa conoscenza, esperienza, fino a diventare un esteso ventaglio di competenze. Che ora sente il bisogno di condividere per contribuire a far fare al pittore edile il salto di qualità che manca, sia in consapevolezza che in capacità organizzative. Il valore aggiunto che riconosce all’applicatore è senza ombra di dubbio l’abilità esecutiva. Ma sa molto bene che da sola non basta a garantire l’eccellenza del comparto.

Giovanni Napolitano, pittore edile per passione
- Ex vicepresidente Anvides (ora nel consiglio direttivo)
- Membro commissione prezzi listino Camera di Commercio
- Membro commissione norma Uni 11704 Coordinatore tavolo Uni GL31
- Membro commissione tavolo Uni GL17 per il resinatore
- Rappresentante di categoria Unione Artigiani
- Contributor enti Cepas e CertiQuality Membro tavoli di lavoro Cortexa
"L’opportunità di conoscere, testare e trovare soluzioni mi ha consentito di accumulare nel tempo tanta esperienza."
— Giovanni Napolitano
Giovanni, come nasce quella passione per la tecnologia delle vernici che contraddistingue la tua formazione tecnica?
Ho iniziato fin da piccolo ad appassionarmi alla tecnologia dei prodotti vernicianti. Tutto ha inizio per liberare mio padre dall’impegno di ricevere i rappresentanti che ci visitavano di frequente. L’azienda Napolitano Angelo e Figli era di una dimensione ragguardevole per il settore e impiegava ben 11 imbianchini sviluppando una discreta mole di lavoro. E infatti, a soli 15 anni, mio padre mi affida il ruolo di responsabile dell’ufficio acquisti. Accetto la sfida con molto senso di responsabilità passando il mio tempo dopo il lavoro a studiare le schede tecniche dei prodotti, mandandone quasi a memoria le caratteristiche. Nel mio ruolo, quando mi imbattevo in un prodotto innovativo, avevo la facoltà di comprarlo e testarlo in cantiere. Da sempre, quindi, mi sono occupato dell’acquisto e dei test delle pitture.
Appena venuto in possesso della patente di guida ho cominciato a gestire i cantieri in modo diretto. E, considerata la mia naturale predisposizione a farmi carico delle responsabilità, ho accolto la sfida con piacere. L’opportunità di conoscere, testare e trovare soluzioni mi ha consentito di accumulare nel tempo tanta esperienza. All’inizio, ho seguito i cantieri di appartamenti complessi con finiture importanti, committenze pignole, dialogando con architetti e imprese che si occupavano delle finiture di negozi importanti applicando decorativi e verniciature a spruzzo. È così che sono diventato un fine conoscitore dei prodotti di finitura, con competenze molto estese.
Ho avuto la fortuna di frequentare professionisti con grandi competenze in alcuni ambiti specifici (chimici, progettisti, imprenditori…) che mi hanno insegnato tanto, mentre per quanto concerne l’applicazione artigianale credo di essere in possesso di una mole di competenze decisamente superiore alla media.
Considerate le tue conoscenze in ambito applicativo, ci sono stati dei materiali che nel tuo lavoro hanno fatto la differenza?
A darmi una marcia in più non è stato un materiale ma la conoscenza estesa dei prodotti vernicianti. Sicuramente però l’applicazione a spruzzo in ambito terziario ha rappresentato una svolta nelle lavorazioni.
Siamo alla fine degli anni Novanta, i progettisti cominciavano a chiedere l’applicazione di vernici ferro micacee (un tipo particolare di smalto sintetico che conferisce al supporto verniciato un aspetto metallico che, fra l’altro, resiste all’abrasione e all’acqua). L’applicazione di questo prodotto con il rullo o il pennello dava sempre dei segni di imperfezione, mentre con la verniciatura a spruzzo la qualità era decisamente superiore. Ho iniziato così a utilizzare questa tecnica per le vetrine dei negozi milanesi con risultati davvero soddisfacenti.
Ho subìto, inoltre, la contaminazione di altri settori, per esempio, utilizzando prodotti per la sigillatura e la stuccatura degli elementi in ferro che venivano utilizzati nella carrozzeria. Poi è stato il turno delle vernici all’acqua, o meglio di vernici che non necessitano di un solvente diverso dall’acqua (con una serie di vantaggi, come minori tempi di asciugatura e minore impatto sulla salute rispetto ai prodotti a solvente).
Proviamo a mettere in fila nel tempo le innovazioni che hanno via via aggiunto valore al tuo lavoro di applicatore d’eccellenza.
Abbiamo iniziato sul finire degli anni Ottanta ad avere a disposizione i decorativi, per lo più come velatura (calce a pennello). Erano prodotti che uscivano dal binomio dell’epoca tappezzeria e decorazioni. I decorativi tra la fine degli ‘80 e tutti i ‘90 hanno vissuto anni di grande sviluppo (spugnato, effetto tatto, pennellati, metallici, stucchi a spatola, stucchi variamente elaborati…). Sempre in quegli anni, il miglioramento della tecnologia verniciante mette sul mercato prodotti ponte applicabili su leghe leggere, alluminio, ferro e diversi altri supporti. L’arrivo e la diffusione sul mercato di prodotti aggrappanti, primer di adesione e riparazione da una parte e decorativi dall’altra hanno ampliato tantissimo le possibilità di un pittore edile di lavorare su supporti diversi, semplificando i processi applicativi.
Veniamo agli anni Duemila.
Negli anni 2000 la fase espansiva di questi prodotti rallenta ma rimangono un punto fermo nell’evoluzione tecnologica dell’applicazione delle finiture. Oggi la nuova frontiera è rappresentata dalle nanotecnologie, che possono portare allo sviluppo di prodotti con una capacità migliorata di durabilità, abbattimento di agenti inquinanti e comfort indoor.
Lo sviluppo tecnologico oggi è aperto e può portare in molte direzioni. Penso, per esempio, alla termoriflettenza, un fenomeno che viene sfruttato, in edilizia, per assicurare ambienti più confortevoli. Il principio è molto semplice: il calore dovuto all’irraggiamento solare viene riflesso parzialmente. Le vernici termoriflettenti possono essere utilizzate anche su superfici lucide (vetri e parti trasparenti dei tetti) prevenendone il deterioramento dovuto ai raggi solari, agli effetti degli infrarossi e degli ultravioletti.
L’industria chimica italiana delle pitture ha lavorato con grande competenza e sono certo che non abbia finito di stupirci. Mi piacerebbe molto che queste competenze non rimanessero confinate in ambito chimico, e molto marginalmente ai product manager, ma che si facesse un’operazione culturale estesa all’intera filiera degli operatori e, in particolar modo, verso gli applicatori perché aumenti la consapevolezza dei prodotti che vengono utilizzati in luoghi di vita e che impattano sulla salute e il benessere delle persone.
Quali sono le prime tre cose che necessitano a un applicatore? Che tipo di upgrade deve fare rispetto alle norme vigenti, all’impatto sull’ambiente, salute delle persone e sull’usabilità dei prodotti?
La bussola deve portare in una direzione precisa: essere consapevoli di ciò che si fa. Con Anvides abbiamo scritto una norma che prevede le conoscenze e le abilità di cui dev’essere in possesso un pittore edile. Purtroppo, gran parte dei colleghi interpretano la norma come una seccatura burocratica e non come uno strumento di conoscenza e di accrescimento delle competenze professionali. L’ambito in cui c’è davvero bisogno di fare dei passi avanti è nella conoscenza. La prima cosa da comprendere è che i requisiti normativi, cogenti o volontari, che regolano il nostro lavoro non sono occasione di business per qualcuno ma si tratta aumentare la professionalità. Nel momento in cui gli applicatori avranno compreso questo concetto ci sarà un’evoluzione sia della tecnica, sia del servizio al cliente.
Infatti, andiamo a passi veloci verso un mondo del lavoro, per le professioni non regolamentate, che farà selezione fra chi può certificare competenze e posa e chi no.
È proprio questo lo sforzo che stiamo facendo a livello associativo. Il problema resta la mancata comprensione che la conoscenza delle norme regolatrici è una parte importante del proprio lavoro. L’applicatore su cosa basa le proprie conoscenze? Le conoscenze dell’applicatore sono prevalentemente orientate alla parte applicativa, all’abilità manuale. Per risolvere problemi di cantiere, si fa consigliare dai colleghi, fa corsi aziendali di prodotto. Si continua a lavorare sul perfezionamento della parte di abilità mentre si tralascia la parte di conoscenza, normativa e tecnologica.
Penso a quanto sia importante la capacità di leggere correttamente una scheda tecnica di prodotto, oggi sanno farlo in pochi. La domanda più frequente che un applicatore fa su un nuovo prodotto è quanto costa, una domanda che non ha nessun senso. Mentre bisognerebbe imparare a valorizzare la propria proposta tecnica presso il cliente che, troppo spesso, valuta il lavoro dell’applicatore solo per il suo valore estetico.
Veniamo a Giovanni Napolitano imprenditore…
Nel 2005 ho fatto il grande salto, mi sono staccato dall’azienda di famiglia per dare vita alla mia impresa di pittura. Contemporaneamente, ho fatto molta formazione manageriale e gestionale, commerciale e di comunicazione, insomma, tutto quanto un buon imprenditore è bene che sappia dell’ambito in cui opera. Prima ero un artigiano che si organizzava con sistemi elementari poi mi sono dato un modello organizzativo più codificato. Ho studiato come funziona il mercato, i meccanismi dell’offerta e dell’acquisto di un servizio, ho imparato a comunicare i miei servizi, ad acquisire la capacità di scrivere correttamente un preventivo, ho imparato a interpretare le esigenze e i gusti del cliente, a gestire in modo corretto ed efficiente i miei cantieri, ho imparato ad evitare gli sprechi, a far crescere i miei collaboratori.
Tutti questi passaggi hanno riguardato anche la trasformazione della ragione sociale che da Giovanni Napolitano ha assunto il nome di ColorRevolution per arrivare nel 2018 a Cromodesigner srl, l’impresa di verniciatura che oggi offre la massima qualità artigiana. L’ultima evoluzione nasce per avere un orizzonte più ampio e un’organizzazione strutturata. Dopo 25 anni di esperienza, oggi coordino e gestisco un team di artigiani uniti dalla passione, dalle competenze e da un obiettivo fondamentale: portare l’alta qualità artigiana nelle case degli italiani.
Cromodesigner conta su una squadra di professionisti che offre un servizio di livello superiore, usando tecnologie all’avanguardia e offrendo un approccio problem solving a 360 gradi. Mettiamo a disposizione tutta la competenza nel mondo delle vernici per qualsiasi necessità unendo a proposte estetiche impeccabili tecniche e tecnologie di ultima generazione. Per garantire il massimo valore aggiunto al cliente, i professionisti di Cromodesigner lavorano molto sulla crescita e sul perfezionamento dell’azienda per essere sempre più efficienti ed efficaci.
Non offriamo solo tinteggiature interne ed esterne classiche, ma anche cicli antimuffa all’umidità di risalita, dall’isolamento termoacustico alla decorazione, dai rivestimenti a spessore ai cicli per legno e ferro, alle modanature e cornici in gesso. Oltre a interventi complessi come la tinteggiatura capannoni industriali e la manutenzione di grandi superfici produttive. Insomma, Cromodesigner è un’azienda di verniciatura che offre tutto quello che serve per completare qualunque tipo di progetto.
Un servizio che parte dall’ascolto del cliente.
Certo, un valore aggiunto fondamentale è quello di mettere al centro del progetto il cliente e le sue aspettative. Come? In maniera attenta e puntuale, con un ascolto profondo per trovare insieme le soluzioni giuste. Questa prima fase di confronto e scambio (potremmo dire di brainstorming) è cruciale e fa la differenza, seguita da sopralluogo, preventivo, definizione delle alternative, campionature sul posto ed eventuali modifiche. Il servizio sta anche nella capacità di andare sempre incontro al cliente con un ventaglio di opzioni personalizzate, nella realizzazione ma anche a livello logistico.
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