Il giorno di Natale entra in vigore il nuovo provvedimento, che sarà operativo da marzo. È destinato a privati e Pubblica amministrazione: introduce molte novità rispetto a quello precedente.
Sotto l’albero a Natale gli italiani, e i distributori di pannelli fotovoltaici, troveranno un nuovo conto termico. È la nuova versione del contributo dedicato all’efficientamento energetico degli immobili per pubblica amministrazione, imprese e privati. L’attesa è terminata con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento lo scorso 7 agosto. L’entrata in vigore del decreto è prevista curiosamente proprio per il giorno di Natale, il prossimo 25 dicembre 2025, anche se poi il Gse avrà 60 giorni di tempo per rendere disponibili le disposizioni attuative. Le domande potranno essere presentate a partire da marzo 2026. Il nuovo Conto Termico ripropone lo strumento già collaudato negli anni passati con un budget di 900 milioni all’anno. Attenzione, però: 400 sono riservati alla pubblica amministrazione.
Il commento di Angaisa
Dopo la pubblicazione, quindi, e non è una novità, saranno necessarie le regole applicative per l’accesso alle misure d’incentivazione.
Un provvedimento, insomma, che come spesso avviene in Italia, rischia poi di tramutarsi in un annuncio strappavoti se non è seguito dalla possibilità di applicazione. «La pubblicazione del decreto ministeriale è un’ottima notizia per tutti gli operatori del comparto, ma non possiamo dimenticare alcune criticità che potrebbero vanificare l’efficacia del provvedimento.
Basti pensare ai mesi che ancora ci separano dalla piena operatività degli incentivi», ha commentato il presidente di Angaisa, Maurizio Lo Re.
Secondo l’associazione di categoria che rappresenta i distributori specializzati nel settore idrotermosanitario, è fondamentale completare al più presto il quadro normativo di riferimento per dare nuove certezze alle aziende e ai professionisti del settore, ai quali spetterà il compito di trasmettere correttamente a tutti i clienti i contenuti e le opportunità del conto termico, affiancandoli nella gestione delle procedure da seguire.
Le novità
In ogni caso, il Conto Termico è arrivato alla terza versione. La prima, vale la pena ricordarlo, è stata nel 2013, visto che il Conto è stato introdotto il 28 dicembre 2012, mentre la seconda versione è arrivata il 16 febbraio 2016.
La nuova edizione è stata particolarmente attesa per diversi motivi. Il principale riguarda il ridimensionamento dei bonus casa, prorogati al 50% e al 36% per la seconda casa, ma solo per il 2026, senza distinzione per chi ristruttura o riqualifica energeticamente l’edificio o l’abitazione. Al contrario, il Conto termico non fa differenza tra prima e seconda casa e neppure guarda al reddito del proprietario dell’immobile, mentre per i bonus casa rimane la soglia dei 75 mila euro di reddito che depotenzia le detrazioni fiscali. Resta sul tavolo, per dare piena operatività alla misura, solo l’incognita delle regole applicative.
Queste dovranno stabilire (eventualmente modificando le regole attuali), tra le altre cose, le modalità di presentazione delle domande; dovrebbero arrivare entro due mesi dall’entrata in vigore del provvedimento. L’auspicio dei soggetti interessati al Conto termico è che la definizione delle regole arrivi in tempi rapidi, per evitare periodi di attesa.
I lavori previsti
Il Conto Termico è un contributo erogato sul conto corrente a fronte di interventi per il risparmio energetico. Per i privati, per esempio, possono riguardare la sostituzione di impianti obsoleti con pompe di calore, apparecchi ibridi e impianti a biomasse, molto spesso l’installazione di solare termico, ma anche la sostituzione di scaldacqua elettrici e a gas con scaldacqua a pompa di calore, la sostituzione di sistemi esistenti con il teleriscaldamento o con unità di microcogenerazione alimentate da fonti rinnovabili. Ma il Conto Termico 3.0 non incentiva direttamente il solo fotovoltaico per i privati residenziali.
L’incentivo è però concesso ai privati che installano un impianto fotovoltaico assieme a una pompa di calore. Via libera, insomma, all’abbinamento di un sistema solare per l’energia elettrica con una pompa di calore destinata a riscaldamento e raffrescamento. Per gli altri casi, ci sono altre agevolazioni, come il fotovoltaico termico per l’acqua calda sanitaria.
La pubblica amministrazione
Un capitolo a parte riguarda pubblica amministrazione, Comunità energetiche rinnovabili e imprese: in questo caso oltre agli interventi disponibili si aggiunge il miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili esistenti, come la realizzazione di cappotti termici, la sostituzione di infissi, l’installazione di schermature solari, la realizzazione di sistemi di illuminazione efficiente o di building automation, ma anche l’installazione di colonnine di ricarica di veicoli elettrici, oltre ai pannelli fotovoltaici con sistemi di accumulo.

Le erogazioni
La nuova versione prevede che entro i 15 mila euro (nella versione precedente il massimo era fissato a 5 mila euro) chi ne beneficia otterrà i soldi con un’erogazione in una soluzione unica. Il contributo sarà erogato nel giro di pochi mesi senza attese.
Chi oltrepassa il livello di 15 mila euro avrà invece un contributo a rate, al massimo in cinque tranche. Cìoè un’altra differenza rispetto agli incentivi fiscali per l’edilizia: per il Conto Termico non c’è un livello di sconto prefissato, una percentuale decisa in partenza.
In effetti qui le cose sono un po’ più complicate, perché il contributo si ricava applicando un’equazione relativa ad alcuni parametri, dalla potenza e dall’efficienza del prodotto che viene installato fino alla collocazione geografica dell’intervento.
Chi ha diritto a ottenere il contributo deve inviare una domanda al Gse. Può farlo direttamente il proprietario dell’impianto, oppure può demandare la pratica al proprio rivenditore o al progettista. In sostanza, si tratta delle stesse informazioni richieste dall’Enea per ottenere gli ecobonus.
Anche in questo caso il vantaggio è quantificato in uno sconto massimo del 65% per i privati, ma fino al 100% per la pubblica amministrazione nei casi di maggiore efficienza. Questo il tetto dell’incentivo, ma più spesso si tratterà di una percentuale minore: dipende dal tipo di intervento effettuato.
I dubbi
Tutto bene? Secondo Angaisa il provvedimento presenta anche dei lati oscuri. Perché, spiegano le aziende di impiantistica, è fondamentale fare definitivamente chiarezza su alcuni aspetti niente affatto secondari.
Per esempio, le attuali lacune nei requisiti di ammissibilità degli interventi, soprattutto alla luce dell’introduzione di nuove tecnologie ibride, soluzioni di grande interesse per il mercato ma, al tempo stesso, ancora complesse da inquadrare sul piano tecnico e normativo.
Un altro punto sono le nuove procedure di accesso agli incentivi per le imprese che, se non definite in tempi brevi, rischiano di rallentare l’applicazione effettiva dello strumento, assieme alle modalità di predisposizione della documentazione necessaria per la richiesta sul portale Gse, storico punto critico della versione 2.0, da superare attraverso istruzioni chiare e facilmente applicabili.
Un esempio concreto riguarda la gestione dei documenti di corretto smaltimento dei vecchi impianti, adempimento fondamentale per la legislazione ambientale, ma spesso fonte di difficoltà operative e interpretative per molti operatori.
«A livello di filiera impiantistica dobbiamo cercare di fare sistema, affinché il Conto termico 3.0 non si trasformi in una ennesima occasione perduta, per le aziende e per le famiglie italiane», sintetizza Lo Re. «Questi meccanismi di incentivazione costituiscono fondamentali leve strategiche per accompagnare i processi di riqualificazione: conoscerne obiettivi, traiettorie e contenuti è oggi imprescindibile».
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