Restauro conservativo fondato sulla conoscenza dei materiali e del degrado, con rimozione di elementi incongrui, consolidamenti mirati e tecniche compatibili. Obiettivo: ristabilire traspirabilità, durabilità e valore storico senza alterarne l’identità.
Di Lorenza Bisbano
Villa Ghirlanda Silva, situata nel centro storico di Cinisello Balsamo, è stata costruita nella seconda metà del XVII secolo come residenza di villeggiatura della famiglia Silva, esponente dell’aristocrazia milanese. L’edificio appartiene alla tradizione lombarda delle cosiddette ville di delizia, dimore suburbane progettate soprattutto per essere spazi di rappresentanza, svago e rapporto privilegiato con il paesaggio. Nel corso del Settecento e dell’Ottocento il complesso acquisì particolare importanza grazie agli interventi promossi dal conte Ercole Silva, intellettuale e appassionato di architettura del paesaggio, che trasformò il parco della villa in uno dei primi esempi di giardino all’inglese in Italia. Oggetto dell’intervento di restauro è la loggia del fronte est, che si colloca sul prospetto posteriore del corpo principale della villa, in posizione sopraelevata rispetto al giardino storico. Il balconcino con tettoia rappresenta un elemento scenografico di collegamento tra gli ambienti interni e il paesaggio del parco comunale Villa Ghirlanda. L’intervento di restauro, oltre a conservare l’elemento edilizio, è di particolare importanza perché tiene in vita una parte significativa della cultura architettonica lombarda.
Infiltrazioni d’acqua e materiali impermeabili avevano compromesso la traspirabilità, accelerando il degrado della loggia
Lo stato di fatto
Le indagini preliminari sul degrado della loggia di Villa Ghirlanda hanno rivelato una situazione di degrado complessa dovuta a diversi fattori, non solamente derivanti dall’esposizione dell’edificio agli agenti atmosferici nel corso degli anni. Le superfici mostravano tracce evidenti di numerosi interventi manutentivi precedenti, probabilmente eseguiti nel corso del Novecento, caratterizzati dall’uso di materiali cementizi e impermeabilizzanti oggi considerati incompatibili con i supporti storici. Al momento dei primi sopralluoghi la loggia presentava sia problemi di natura statica che alcune aree interessate da un forte degrado materico. I materiali rilevati che costituiscono l’elemento architettonico della loggia sono principalmente quattro: materiali lapidei, terracotta, intonaco decorato e legno a vista. Per ogni materiale e relativo elemento architettonico o strutturale è stato rilevato uno stato di conservazione, che nella maggior parte dei casi è stato valutato buono o discreto, tranne per il piano di calpestio il cui stato di conservazione è stato valutato come pessimo. Il progetto di restauro si è concentrato soprattutto sul recupero materico della facciata e dei suoi elementi decorativi, affrontando il tema della compatibilità tra materiali antichi e interventi contemporanei. L’obiettivo è stato quello di conservare le superfici, rimuovendo elementi incongrui, consolidando le parti fragili e ristabilendo condizioni corrette di traspirazione e smaltimento delle acque meteoriche.
Il degrado della loggia
Le principali problematiche conservative della loggia erano legate alla presenza costante di infiltrazioni d’acqua e all’errato smaltimento delle acque meteoriche. Le operazioni pensate in passato per proteggere la loggia avevano finito per impedire la naturale traspirazione dei materiali storici, trattenendo umidità e accelerando il degrado. Le indagini effettuate durante i sopralluoghi hanno evidenziato come il piano di calpestio del balcone fosse stato progressivamente modificato attraverso l’applicazione di materiali impermeabili e conglomerati cementizi nel tentativo di arginare infiltrazioni d’acqua. Il piano in pietra risultava ricoperto da uno strato bituminoso scuro che impediva la naturale traspirazione del materiale e la pietra sottostante appariva fortemente disgregata e priva della propria compattezza materica. Inoltre, l’assenza di adeguati sistemi di deflusso aveva favorito la formazione di percorsi d’acqua tra la pavimentazione e la balaustra, causando fenomeni di umidità persistente e degrado progressivo della pietra. Particolarmente critica appariva la situazione del profilo esterno del balcone, dove vecchie ricostruzioni cementizie armate con elementi metallici avevano alterato forma e comportamento fisico dei materiali originari. La differente risposta termica tra cemento e pietra, unita alla presenza continua di acqua infiltrata, aveva portato a fenomeni di distacco e disgregazione superficiale, soprattutto negli spigoli maggiormente esposti. Anche gli elementi decorativi sottostanti alla loggia presentavano distacchi di intonaco, efflorescenze saline e degrado delle superfici in cotto. In diversi punti è stata rilevata la presenza di materiali plastici non traspiranti applicati durante precedenti manutenzioni, responsabili dell’amplificazione dei fenomeni di condensa e alterazione materica.
Il restauro
L’intervento previsto per la loggia di Villa Ghirlanda si fonda sulla volontà di preservare la materia storica esistente, limitando al minimo le sostituzioni. Il progetto di restauro è dunque affrontato come un lavoro di riequilibrio materico, finalizzato a ristabilire condizioni corrette di durabilità e comportamento dei materiali nel tempo. Si è scelto dunque di utilizzare materiali compatibili dal punto di vista chimico e fisico, evitando prodotti troppo rigidi o impermeabili che potrebbero alterare ulteriormente il comportamento della facciata. Uno degli aspetti più delicati ha riguardato la rimozione delle vecchie integrazioni cementizie, considerate tra le principali cause del degrado. L’obiettivo è stato quello di intervenire in modo selettivo valutando caso per caso il rapporto tra sicurezza, conservazione e stato della materia originale. Le nuove integrazioni sono realizzate con malte a base di calce idraulica naturale, formulate per garantire traspirabilità, elasticità e compatibilità cromatica con i materiali storici. Anche le operazioni di consolidamento seguono un approccio poco invasivo, prediligendo l’uso di prodotti in grado di penetrare nelle aree più fragili senza creare pellicole superficiali impermeabili.
Intervento conservativo non invasivo con materiali compatibili e tecniche mirate per ristabilire equilibrio e durabilità
Le tecniche
Le metodologie previste per il recupero della loggia hanno visto l’utilizzo sia di tecniche tradizionali sia di strumenti contemporanei di conservazione, con particolare attenzione alla salvaguardia delle superfici originali. In generale, l’intervento è stato configurato come un insieme di operazioni estremamente controllate, dove ogni intervento è stato calibrato sulla natura specifica della superficie trattata. Le operazioni di pulitura, ad esempio, sono progettate in modo differenziato a seconda dei materiali presenti. Per la rimozione di muschi, licheni e patine biologiche è stato previsto l’utilizzo di prodotti biocidi mirati, seguiti da puliture leggere con impacchi a base di silice micronizzata e carbonato d’ammonio. In alcune aree lapidee particolarmente compromesse sono state invece impiegate microsabbiature controllate a bassa pressione, capaci di eliminare depositi incoerenti senza danneggiare la superficie storica.
Tra gli aspetti più interessanti del progetto compare anche l’impiego di batteri mangiasolfati per il trattamento delle croste nere presenti sui capitelli. Si tratta di metodologie sperimentate nel restauro monumentale contemporaneo, che sfruttano l’azione biologica di specifici microrganismi per rimuovere i depositi alteranti in modo meno aggressivo rispetto ai tradizionali interventi meccanici. Le integrazioni e le stuccature sono state realizzate con malte formulate su misura mediante grassello di calce stagionato, polveri di marmo e cocciopesto, così da ottenere compatibilità cromatica e fisica con i materiali originari.
Tecniche integrate e interventi mirati, tra tradizione e innovazione, per pulire, consolidare e preservare le superfici storiche
La comprensione dei materiali
Il progetto di restauro della loggia di Villa Ghirlanda mostra come la conservazione del patrimonio storico richieda oggi un approccio sempre più attento alla materia, al comportamento dei materiali nel tempo e allo studio delle stratigrafie e degli interventi avvenuti nel corso degli anni. Il degrado della facciata non era infatti dovuto soltanto all’invecchiamento naturale delle superfici, ma anche alla progressiva sovrapposizione di interventi incompatibili che avevano alterato gli equilibri originari dell’edificio. Di conseguenza, il lavoro previsto è stato finalizzato a ristabilire condizioni corrette di traspirazione, protezione e durabilità, intervenendo con tecniche calibrate e materiali compatibili. La loggia di Villa Ghirlanda rappresenta così un esempio significativo di come il restauro contemporaneo possa coniugare rigore tecnico, rispetto della materia storica e attenzione alla memoria architettonica del luogo. Il lavoro di restauro è diventato un processo di conoscenza in cui è fondamentale saper leggere le trasformazioni subite dall’edificio, comprenderne le fragilità e accompagnarne la conservazione senza cancellarne le tracce del tempo.
Strutture | Conservazione e consolidamento
Il progetto ha riguardato anche la risoluzione di alcune problematiche statiche sulla balaustra e sugli elementi aggettanti della loggia. Le indagini preliminari avevano evidenziato fessurazioni e lievi disassamenti in corrispondenza della cimasa del balcone, gi. oggetto in passato di interventi di contenimento mediante piattine metalliche e stuccature superficiali. Tuttavia, molte deformazioni risultavano storicizzate e probabilmente stabilizzate nel tempo. Per questo motivo il progetto evita interventi invasivi di sostituzione strutturale, privilegiando invece operazioni puntuali di consolidamento e monitoraggio.
Cucitura delle lesioni
Le lesioni principali sono state trattate mediante sistemi di “cucitura” con perni in acciaio inox inseriti all’interno della pietra, mentre alcune fenditure sono state controllate nel tempo attraverso l’applicazione di fessurimetri. Questa scelta riflette un approccio conservativo che considera le deformazioni come delle testimonianze dell’evoluzione storica dell’edificio che non devono essere necessariamente annullate o nascoste.
Manutenzione e protezione delle strutture lignee
Anche nel caso delle strutture lignee della copertura, le verifiche effettuate durante i sopralluoghi hanno mostrato condizioni complessivamente buone. Nonostante l’esposizione prolungata agli agenti atmosferici e l’assenza di adeguate protezioni superficiali, la trave principale risultava meno compromessa del previsto. Anche alcune deformazioni presenti nella struttura sono state interpretate come fenomeni ormai storicizzati e stabilizzati nel tempo. Per questo motivo il progetto ha escluso la necessità di interventi drastici, orientando il progetto verso semplici operazioni di protezione e manutenzione.
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