Il restauro del Palazzo Peloso Cepolla ha previsto indagini diagnostiche, consolidamenti strutturali e interventi specialistici sulle superfici decorate. Analisi delle stratigrafie, trattamento dei sali e recupero delle pellicole pittoriche hanno garantito la conservazione della sala delle Metamorfosi.

Di Maria Luisa Carlini*, Daniela Pittaluga

* restauratrice e direttrice tecnica Co.Art snc Genova

prof. associato di Restauro Architettonico, Dipartimento Architettura e Design, Università di Genova


Un gioiello nel centro storico di Albenga

Il Palazzo Peloso Cepolla, nel centro storico di Albenga, è il risultato di stratificazioni storiche. La facciata ingloba una torre duecentesca con basamento in pietra nera e porta ogivale, mentre la parte superiore in mattoni fu modificata nel XVI secolo con una fascia decorativa, quando Prospero Cepolla riorganizzò in modo unitario le case medievali di famiglia affacciate sulla piazza. La facciata principale è semplice, mentre quella laterale conserva resti di affreschi medievali.

L’interno, soprattutto il piano nobile, custodisce un ricco apparato decorativo sviluppato tra XV e XIX secolo. Al secondo piano si trova la “sala dei filosofi”, con affreschi umanistici della seconda metà del Quattrocento. La famiglia Cepolla, tra le più antiche e influenti di Albenga, accrebbe il proprio prestigio tramite alleanze con i Doria e incarichi pubblici e finanziari; nei catasti risulta una delle più abbienti, proprietaria di torri e numerosi immobili, probabilmente grazie al commercio navale.

La figura decisiva fu Prospero di Pietro e Bianca Doria (1543), che trasformò l’isolato sulla piazza della Cattedrale in un unico palazzo di rappresentanza, ancora oggi un unicum in città. Con l’estinzione della casata, il cognome si fuse con quello dei Peloso. L’ultimo erede, Agostino Niccolari, lasciò il palazzo al Comune vincolandolo nel 1946 alla sede della sezione ingauna dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri; dal 1960 ospita il Museo Navale Romano.

Il pianterreno, molto rimaneggiato nel Seicento, presenta un atrio con tre pilastri che sorreggono arcate e la scala con l’affresco di Proculo. Gli accessi laterali non sono più praticabili: si entra da piazza San Michele. Sul lato destro si apre il cortile, raro nel contesto edilizio di Albenga, che illumina l’atrio.

Le sale del piano nobile sono riccamente decorate. Vi si trovano:

  • La Sala del Figliol Prodigo, la più importante dal punto di vista pittorico, con un affresco seicentesco al centro della volta;

  • La Sala della Loggetta o della Farmacia, con una preziosa raccolta di vasi in ceramica bianco-azzurra di Albisola, databili tra XVII e XVIII secolo;

  • La Sala delle Anfore, la più ampia del piano di rappresentanza, contenente materiali dal relitto di una nave oneraria romana;

  • La Cappella, costruita o rimaneggiata nel Seicento;

  • La Sala dell’Eneide, parte dell’appartamento sette-ottocentesco;

  • La Sala degli Amorini e la Sala delle Metamorfosi .

Il recente restauro ha interessato il consolidamento strutturale, i tetti e le tre facciate cinquecentesche e seicentesche (piazza San Michele, via Roma, via Cavour). Tra queste spicca una facciata dipinta, significativa testimonianza dell’evoluzione dell’abitazione ingauna tra Quattro e Cinquecento. L’intervento è stato diretto dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per Imperia e Savona, grazie a un finanziamento ministeriale.

Indagini stratigrafiche, mappature dei materiali e analisi dei sali hanno definito il quadro tecnico preliminare dell’intervento

Restauro della sala metamorfosi

La sala prende il nome dai quattro riquadri sovrapporta ispirati alle Metamorfosi di Ovidio: il ratto d’Europa, Apollo e Dafne, un Narciso raffigurato in modo inusuale in piedi e riflesso nella lancia, e Ippomene che riceve da Venere le mele delle Esperidi. Al centro della volta un affresco rappresenta Giasone e il Vello d’Oro, circondato da richiami al mito degli Argonauti e da un cartiglio con iscrizioni cabalistiche.

Il restauro della sala, eseguito da Co.Art snc (Maria Luisa Carlini e Stefano Meriana) tra gennaio e giugno 2025, ha riguardato la volta con “Cadmio e il Drago” e “Giasone e il Vello d’Oro” e le pareti decorate a grottesche con scene mitologiche. Le analisi hanno confermato che i dipinti sono realizzati a secco, con colori a calce e finiture a tempera.

Stato di conservazione

Al momento del restauro, volta e pareti presentavano un ampio quadro fessurativo con distacchi d’intonaco e dissesti dei piani. Le fessure non erano recenti, come indicavano i segni di monitoraggio e le vecchie stuccature. Diversi settori risultavano danneggiati da infiltrazioni d’acqua dal tetto e dal prospetto, con efflorescenze saline, sollevamenti e perdita di coesione della pellicola pittorica. Nel riquadro centrale, la caduta delle finiture ha rivelato passaggi della tecnica esecutiva: nella figura femminile di destra il verde della veste è quasi scomparso, lasciando visibili la base grigia, il disegno a matita e la quadrettatura in terra d’ombra.

L’intera superficie mostrava depositi di polvere, ragnatele e sporco coerente, oltre a macchie giallo-arancioni dovute sia all’umidità sia a ritocchi precedenti. All’imposta della volta erano presenti numerosi chiodi e ganci del vecchio impianto elettrico, la cui rimozione aveva provocato lacune profonde; in corrispondenza delle fessure l’intonaco si presentava chiaro, friabile e polverulento, probabilmente per sali di solfato di magnesio. Si riscontravano inoltre tracce di mastici utilizzati per il monitoraggio, piccoli tacchi di legno riferibili a puntellamenti, superfici lucide da fissativi acrilici, stuccature incongrue, scritte sulla parete nord e ritocchi nel riquadro centrale.

Le analisi in corso d'opera

Rimuovendo una grossa stuccatura della lunetta sopra la porta di ingresso sono stati ritrovati lacerti delle decorazioni quattro/cinquecentesche con altre sovramissioni di intonaci. Sono quindi stati prelevati dei campioni della complessa stratigrafia affinché potessero essere analizzati nel laboratorio di restauro della Soprintendenza (restauratore Stefano Vasallo). Per caratterizzare i materiali presenti e valutare la compatibilità con l’efficacia dei prodotti di restauro, sono state effettuate prove di verifica di stabilità dei colori con acqua e solventi. Successivamente sono state effettuate le diverse mappe dei materiali con relativa documentazione. Sono stati effettuati prelievi dei Sali in superficie per una identificazione qualitativa degli stessi e si è completata la fase diagnostica con il rilievo dell’umidità superficiale, nelle aree danneggiate dalle infiltrazioni d’acqua, con igrometro a contatto e mappatura puntuale dei valori rilevati.

Tecniche di preconsolidamento, puliture selettive e trattamenti a calce e nano-silicati hanno stabilizzato pellicola pittorica e intonaci

L'intervento di restauro

A fronte delle prime analisi effettuate si sono programmate una serie di prove di intervento al fine di vagliare al meglio la soluzione finale da adottarsi:

Prove di pre-consolidamento

Sulle parti in distacco della pellicola pittorica e sali da vecchie infiltrazioni d’acqua:

  1. Sul verde alla base del riquadro centrale: Primal AC33 al 10%, applicato a iniezione e a spruzzo manuale, previa passata con alcol nebulizzato; successivo abbassamento delle scaglie con tampone e interposizione di Melinex;

  2. Trattamento consolidante ripetuto ed esteso con Primal nebulizzato;

  3. Prova con Nano Estel 1:2, applicato a spruzzo e pennello con metodologia analoga alla precedente.

Prove di pulitura

A seguito dei pre-consolidamenti sono state effettuate prove di pulitura:

  • a) rimozione del fissativo lucido con alcol, a tampone e con impacco;

  • b) prove di pulitura del fondo a calce chiaro per attenuare le macchie gialle. Sono stati testati vari sistemi:

    1. Acqua a tampone, fredda e calda: alleggerisce parzialmente le macchie; la temperatura non modifica il risultato;

    2. Triammonio citrato (Tac) al 5% con tensioattivo Tween 20 all’1% a tampone: attenua le macchie leggermente meno rispetto all’acqua;

    3. Impacco con carta per 5 ore: risultato paragonabile all’acqua a tampone;

    4. AB57: attenua le macchie un po’ meno dell’acqua; l’effetto deriva più da sbiancamento che da reale pulitura;

    5. Sepiolite in acqua demineralizzata: nessun miglioramento significativo;

    6. Acqua ossigenata a 40 volumi, a tampone e impacco: risultati non apprezzabili.

Le prove hanno consentito una corretta calibrazione dell’intervento di pulitura, differenziato in base alle aree.

Operazioni eseguite dopo i test preliminari

Puliture e pre-consolidamenti

  • Spolveratura generale e rimozione meccanica dei sali con pennellesse morbide;

  • Pre-consolidamento della pellicola pittorica sollevata in corrispondenza delle infiltrazioni con Nano Estel 1:2.

Pulitura della pellicola pittorica:

  • Ad umido con spugne in Pva ad alto assorbimento su fondi e campiture a calce resistenti;

  • A secco con gomme sintetiche Wishab nelle zone a tempera più sensibili all’acqua.

Consolidamenti

  • Miglioramento della coesione delle campiture più sensibili all’acqua (rossi e azzurri del riquadro centrale; sovrapporta delle pareti) con Acrilmat nebulizzato.

  • Consolidamento dell’intonaco decoeso presso lacune e fessure con Nano Estel 1:2 a iniezione puntuale.

  • Ripristino dell’adesione degli intonaci con iniezioni di maltina a base di calce idraulica pozzolanica (Boiacca “500” Calchera San Giorgio), previa coesione interna con Nano Estel 1:4.

  • Imperniaggio della volta nelle zone con problemi di aderenza dell’intonaco.

Interventi complementari

  • Stabilizzazione dei sali con acqua di bario al 5%, applicata localmente a pennello nelle aree danneggiate dalle infiltrazioni.

  • Rimozione meccanica di ganci, chiodi e vecchi tasselli.

  • Velinatura con teli di cotone e Paraloid B72 in acetone (denso) e rimozione della porzione di intonaco eccessivamente distaccata per il risanamento del retro.

  • Il distacco ha rivelato una chiave metallica ossidata all’interno dell’intonaco; il metallo è stato trattato con spazzolatura, Ferstab, e protetto con Paraloid B44.

  • Consolidamento della pellicola pittorica dei quattro riquadri delle pareti con Acrilmat nebulizzato.

Stuccature e reintegrazioni

  • Asportazione meccanica delle vecchie stuccature incongrue in corrispondenza delle fessure, con punta e martello; assottigliamento dei bordi debordanti mediante Ionex H e bisturi;

  • Stuccatura delle lacune profonde con intonaco a base di calce idraulica Nhl3.5, sabbia e polvere di marmo; finitura con intonachino a base di grassello di calce e carbonato di calcio;

  • Miglioramento di un vecchio rappezzo presso una tamponatura di finestra con scialbo di grassello di calce invecchiato 36 mesi;

  • Reintegrazione pittorica: velature e ritocchi ad acquerello o tempera nelle parti a intonaco svelato; reintegrazioni coprenti e con tratto grafico riconoscibile nelle integrazioni del cantiere in corso.

Riflessioni conclusive

L’intervento realizzato a Palazzo Peloso Cepolla s’inserisce in una linea di pensiero specifico che vuole intendere il restauro non come un ritorno a un immaginario stato del passato ma che vede proprio nel rispetto della storia del Bene e delle suas trasformazioni nel tempo, il pieno compimento dell’intervento. Le operazioni effettuate durante quest’ultimo restauro, dunque, risultano pienamente rispettose dell’autenticità dei materiali, delle tecniche d’intervento e delle concezioni culturali dei diversi periodi.

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